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castelnovo monti, l’interrogatorio di garanzia 

«Mi scuso per i post sul web ma non ho minacciato i servizi»

T.S.
«Mi scuso per i post sul web ma non ho minacciato i servizi»

L’imprenditore Maioli ha il divieto di avvicinamento a cinque operatrici sociali «Ho chiesto di registrare gli incontri e hanno detto sì. Avvisavo prima di andarci» 

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CASTELNOVO MONTI

Con tutta una serie di precisazioni – affiancato dall’avvocato Francesco Miraglia – ieri mattina in tribunale l’imprenditore 51enne Stefano Maioli si è difeso a spada tratta nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Andrea Rat.

Ha parlato per circa mezz’ora, entrando in una vicenda complessa che gli è costata – dal 12 giugno scorso – il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime (quattro operatrici e la responsabile del servizio sociale) e alla sede dei servizi sociali stessi, prescrivendogli anche il divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con le parti offese. A monte la posizione critica verso i servizi sociali del paese per questioni legate all’affidamento dei figli dopo la separazione dalla moglie. Dalle indagini dei carabinieri è emerso come le vittime, dal 2017, erano perseguitate e sottoposte a continue condotte moleste e diffamanti che le vedevano essere denigrate e minacciate anche sui rispettivi profili Facebook. Reiterate manifestazioni minacciose come, il presentarsi ad ogni ora e senza preavviso alla sede dei servizi sociali, richiedendo di parlare con le operatrici, di registrare gli incontri protetti con le stesse; pretendere che a tali incontri intervenissero i carabinieri; che le operatrici svolgessero indagini sul conto dell’ex moglie nelle modalità da lui indicate. Tra le frasi che ha diffuso su Facebook nei confronti delle operatrici ve ne sono alcune pesanti, come «agli assistenti sociali io farei come Hitler con gli ebrei» (riferito ad una foto ritraente della legna da ardere); «Mi chiamo Attila e mi nutro solamente di assistenti sociali, aiutatemi». Una ricostruzione su cui Maioli ha replicato dicendo che aveva richiesto di registrare gli incontri con i servizi sociali e l’avevano autorizzato («All’ultimo del 16 dicembre 2019 non sono andato perché non mi permettevano di registrare»). Sulle registrazioni il legale spiega: «Una volta Maioli dimenticò lo strumento, per poi recuperarlo e sentire che le assistenti sociali stavano concordando una relazione da presentare al tribunale, descrivendolo come persona con disagi mentali e dunque incapace a esercitare la potestà genitoriale». Il 51enne nega poi di essersi presentato nella sede ad ogni ora e senza preavviso («Dal 2016 ho sempre inviato una pec per fissare l’appuntamento»). Sul post antisemita ammette di aver sbagliato, ma rimarca di averlo condiviso su Facebook senza fare commenti. Mentre l’altro sul suo cane Attila lo liquida come una goliardata mista ad arrabbiatura («Ero nervoso per i comportamenti dei servizi sociali»).

«Sono accuse infondate, abbiamo dimostrato che agli incontri si parlava sempre di bambini e mai vi sono state minacce – spiega al termine Miraglia – e questo non è più un discorso giudiziario, la vicenda va posta all’attenzione dell’amministrazione comunale e della politica, come mai ci accanisce in questo modo contro un cittadino?». —

T.S.

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