Parmigiano Reggiano, dopo la picchiata un timido segnale di ripresa dei prezzi
Alla Borsa merci le quotazioni arrestano il calo. A maggio la produzione è salita ancora del 4%. Via alle assemblee
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
Dopo la vertiginosa picchiata dei prezzi del 40% in un anno, il Parmigiano Reggiano sembra poter tirare un poco il fiato. A dirlo sono le quotazioni di questi giorni alla Borsa merci di Milano (determinante per le quotazioni), dove il re dei formaggi sembra arrestare il continuo calo dei prezzi all’ingrosso del 12 mesi, iniziato ad agosto 2019 secondo la banca dati del Clal, di cui riportiamo accanto la tabella.
ALTI E BASSI
Basta uno sguardo al grafico dei prezzi per capire la gravità della situazione per la filiera del Parmigiano, ma serve anche per capire che ci si trova a livelli del 2015, quando si era comunque riusciti a risalire la china. Lunedì alla Borsa merci di Milano le quotazioni del Parmigiano Reggiano a 12 mesi sono state tra i 7,35 e i 7,50 euro al chilo, invariate rispetto alle quotazioni precedenti. Stessa storia ieri alla Borsa merci di Reggio Emilia, dove il 12 mesi è rimasto invariato tra i 7,40 e i 7,55 euro al chilo. Ossigeno anche per il Consorzio e il suo presidente, Nicola Bertinelli, impegnato in questi giorni nella assemblee zona – ieri sera quella di Reggio – durante le quali sta spiegando il piano approvato dal cda per arginare il crollo dei prezzi tramite il ritiro di 320 mila forme. Misure per riequilibrare il mercato, con un piano di marketing che consenta di ridare al valore al prodotto e di garantire buone condizioni di reddito alla filiera. Un piano che verrà poi presentato all’assemblea dei consorziati il prossimo 24 giugno, e che ha trovato non poche critiche sulla sua strada.
L’AUSPICIO
Anche in stagioni precedenti era stata registrata una fase con prezzi fermi per circa tre mesi, da marzo a maggio, ma a prezzi un poco superiori. Comunque, se anche la prossima settimana il prezzo non calerà, sarà di buon auspicio per agevolare l’approvazione – che dovrà puntare a una larga maggioranza – del piano di ripresa targato Bertinelli. Viste le critiche giunte soprattutto dal mondo della cooperazione, potrebbero palesarsi diverse astensioni tra i caseifici legati a Confcooperative di Reggio Emilia e forse anche qualche voto contrario da parte sempre di alcuni reggiani legati a Legacoop. Proprio Reggio Emilia sembra essere la provincia maggiormente critica rispetto alla gestione di Bertinelli. Ma si tratta anche di vecchie ruggini, portate a galla in un momento di difficoltà strutturale che ha messo in evidenza alcuni punti deboli del sistema.
PRODUZIONE ALTA
Intanto il Consorzio per la tutela del Parmigiano Reggiano ha reso noto il riepilogo dei dati di produzione comunicati dai caseifici al 31 maggio 2020. E qui spunta un altro dato interessante.
Mentre si parla di taglio della produzione e ritiro delle forme a sostegno dei prezzi, la produzione del mese di maggio risulta ancora in crescita con 347.704 forme prodotte contro le 334.267 del maggio 2019, quando però il Parmigiano era ai massimi a quasi 11 euro per il 12 mesi.
Il Consorzio ha rilevato quindi un aumento produttivo di 13.437 forme pari a +4%. La provincia dove si registra il maggior aumento è Bologna con un +11,28% seguita da Mantova con +9,55%, mentre Reggio ha l’aumento minore con +2,56%. Anche a maggio, con 11.216 forme/giorno, si continua a rimanere sopra il livello delle 11.000 forme. Nei primi cinque mesi 2020 si registra un aumento produttivo del 4,89% (+4,20% se si normalizza il dato con febbraio a 28 giorni), in numeri assoluti si sono prodotte 79.554 forme in più rispetto ai primi cinque mesi 2019. Continua il riequilibrio dell’andamento produttivo tra le differenti fasce altimetriche (montagna, alta pianura, bassa pianura) le percentuali di aumento sono: montagna +4,60%, alta pianura +5,23, bassa +4,75%. —
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