Gazzetta di Reggio

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Trovano un bagaglio aereo pieno di droga e smantellano un traffico internazionale

Leonardo Grilli
Trovano un bagaglio aereo pieno di droga e smantellano un traffico internazionale

Scoperta dalla Mobile un’organizzazione che dalla Nigeria importava anfetamine in Italia, il capo della banda era a Reggio

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reggio emilia

Intercettazioni e passi falsi, pedinamenti, un bagaglio pieno di droga smarrito da una compagnia aerea e contatti fra organizzazioni criminali per spartirsi la merce, chiamata “olio d’oliva”. Quella che sembra la trama di un film d’azione è in realtà la sintesi dei punti focali di una lunga e complessa indagine della Squadra mobile di Reggio Emilia, indagine che ha portato allo smantellamento di uno strutturato traffico internazionale di stupefacenti e all’arresto di quattro persone, fra le quali anche l’architetto del gruppo domiciliato a Villa Bagno.

l’inizio delle indagini

L’intuizione che dietro a quelle figure ci potesse essere un traffico di droga così ampio è iniziata a sorgere, fra gli uomini della Mobile, diversi mesi fa durante una perquisizione in casa di Choice Omozuwa, nigeriano di 27 anni, in via Martiri di Cervarolo.

Pur ritenendo Omozuwa un semplice spacciatore di strada gli inquirenti hanno iniziato a tracciare la rete di contatti dello straniero per tentare di risalire la catena di comando. Arrivando così, grazie anche al controllo delle utenze, a un secondo nigeriano: Bruno Okey, 34enne con domicilio a Bagno, quello che dalla Mobile viene considerato il vero architetto dell’organizzazione.

dalla nigeria a reggio

Le attenzioni della polizia si spostano sul “pesce grosso” finché, tra febbraio e marzo di quest’anno, la rete di monitoraggio stretta attorno al 34enne non pesca qualcosa: la Mobile viene a sapere che un trafficante a Lagos, in Nigeria, ha pronto un grosso carico di droga chiamata in codice “olio d’oliva”. E a quel punto l’organizzazione comincia a muoversi per preparare il viaggio.

reti criminali

Per finanziare la compravendita, la banda di nigeriani si rivolge alla criminalità filippina che, spiega il dirigente della Mobile, Guglielmo Battisti, «tradizionalmente tratta questo tipo di stupefacente». Tra i nigeriani e un esponente di quel gruppo, il filippino 39enne Jay Arr Palicpic, avviene un incontro – sempre monitorato dalla polizia – durante il quale viene scambiata una prima fetta di soldi. L’altra consegna avverrà solo a merce arrivata.

il covid di mezzo

Il trasporto da Lagos all’Italia avverrà necessariamente per via aerea e sapendo la data di partenza gli inquirenti iniziano un febbrile lavoro di identificazione il corriere fra i nomi dei passeggeri dei voli. Viene individuata una rosa di candidati che alla fine si restringe a un solo nome, un nigeriano residente in Piemonte, l’unico a oggi ancora in fuga.

La Mobile organizza dunque la trappola e il giorno dell’arrivo, l’8 marzo, è pronta ad arrestare il corriere appena sbarcato, ma il caso gioca un brutto tiro a inquirenti e trafficanti. A causa del Covid l’aereo, dopo uno scalo a Rabat, viene fatto atterrare all’aeroporto di Roma invece che a Milano e per colpa della variazione la compagnia aerea smarrisce proprio il bagaglio contenente l’anfetamina.

caccia alla valigia scomparsa

Sia polizia sia criminali cominciano la ricerca del carico, ricerca che si interrompe quattro giorni dopo quando la Mobile arriva per prima alla valigia: all’interno oltre tre chili di anfetamine ancora da lavorare. Una prova schiacciante che, dopo altri mesi di approfondimenti, ha portato fra venerdì e sabato all’arresto di Omozuwa, Okey (già detenuto a Modena), Palicpic (in carcere a Milano) e Samuel Nwokenwo, nigeriano 25enne che avrebbe dovuto ritirare la droga a Roma.

«La criminalità nigeriana ha preso piede in città all’interno del traffico di droga – conclude Battisti – ma a questa attività criminale si affianca il costante contrasto della polizia. Nel 2019 abbiamo arrestato 38 nigeriani per reati di droga mentre quest’anno siamo già a 13 arresti». —



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