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Da Villa Mannaia ai conti scovati all’estero Il tesoretto dei Sarcone sarà dello Stato

Enrico Lorenzo Tidona
Da Villa Mannaia ai conti scovati all’estero Il tesoretto dei Sarcone sarà dello Stato

Disposta la confisca per il patrimonio dei fratelli capeggiati da Nicolino, considerato il boss della ’ndrangheta a Reggio

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

Potente, pericoloso e ricco. Per l’Antimafia Nicolino Sarcone è il vero boss della ’ndrangheta di Reggio Emilia. Una diramazione autonoma della criminalità organizzata calabrese, che non ha mai nascosto il proprio predominio ostentando quella ricchezza fatta di quaranta tra terreni e immobili, ammonticchiati con soldi provento di crimini: da quelli fiscali fino ai fatti di sangue.

Prova ne è l’ormai famosa Villa “Mannaia”, parola che indica l’affilato arnese e usata in maniera distintiva anche come intercalare in calabrese, riportata nella grande scritta in ferro battuto che sovrasta la cancellata del piccolo borgo in via Venturi 34, in centro a Bibbiano, dove i fratelli Sarcone avevano stabilito la loro residenza e il quartier generale dei loro affari in Emilia.

Usare il passato sembra d’obbligo visto l’ordine di confisca giunto in queste ore – emesso dal tribunale di Reggio Emilia a due giorni dalla confisca a Pasquale Brescia – e che spoglia i Sarcone del loro patrimonio il cui valore è stimato in 13 milioni di euro tra case, auto e conti correnti, molti dei quali scovati nell’Europa dell’est. Un clan nel clan, quello dei Sarcone, da anni nel mirino dell’Antimafia che, per colpire affiliati e capi bastone, ha prima di tutto deciso di impadronirsi dei loro patrimoni, sequestrandoli per la confisca. Era il 2014 quando i carabinieri sono andati a Bibbiano per effettuare un primo sequestro. Nicolino Sarcone e i suoi fratelli erano ancora a piede libero. Togliere i beni per farli diventare proprietà dello Stato, è stata l’arma più potente messa in atto per lo sradicamento delle cosche.

Ora Nicolino (il capofamiglia, 55 anni), Gianluigi (il suo braccio destro, 49 anni) e Carmine Sarcone (il più giovane, 40) sono stati spogliati dei loro beni. Tutti e tre sono residenti a Bibbiano e attualmente detenuti: i primi due dopo le condanne di Aemilia, il terzo dopo un successivo arresto sempre per associazione a delinquere di stampo mafioso.

C’è poi Giuseppe Grande Sarcone (58 anni), il fratello più vecchio, residente a Reggio e rimasto sempre ai margini dello tsunami giudiziario che ha investito i suoi tre fratelli, colpito nel 2014 dal solo decreto di sequestro. La confisca sancita in queste ore è avvenuta nell’ambito di un’attività eseguita dalla Dia di Firenze e dai carabinieri di Modena, con la collaborazione della sezione operativa Dia di Bologna e dei carabinieri di Reggio e Crotone, e con il coordinamento della Dda Bologna. Si tratta di un primo passo per portare nelle casse dello Stato il tesoretto dei Sarcone. Com’è prevedibile, infatti, la famiglia farà appello, strada già seguita senza successo da altri, come Francesco Grande Aracri, la cui abitazione a Brescello adesso è ufficialmente dello Stato.

Per i quattro fratelli Sarcone è stato disposto inoltre l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, per cinque anni. I beni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Parma, Perugia e Crotone, sono stati tutti tracciati in questi sei anni di inchieste e sequestri, in cui si è arrivati anche a numerosi autoveicoli e consistenti disponibilità finanziarie, quote societarie e compendi aziendali, più imprese estere e conti bancari in Bulgaria e Romania. —

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