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L’esame di maturità “anti contagio” non spegne lo slancio degli studenti

Giacomo Bigliardi
L’esame di maturità “anti contagio” non spegne lo slancio degli studenti

Reggio Emilia, sono iniziate mercoledì 17 giugno le prove orali per i maturandi reggiani: professori distanti due metri e aule igienizzate dopo ogni prova

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REGGIO EMILIA. Sono iniziati ieri, mercoledì 17 giugno, gli esami di maturità anche per gli studenti reggiani, che hanno rivisto le aule e i corridoi delle proprie scuole dopo quasi quattro mesi di lontananza. E dopo un tempo così lungo, quasi infinito per i normali ritmi dell’istruzione, l’aria che si respira al polo Makallè è molto diversa dagli anni precedenti.

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Gli studenti sono pochi, tutti con un’espressione un po’ spaesata e nostalgica. Ogni ragazzo può entrare solo al proprio turno, rigorosamente con mascherina e rispettando tutte le indicazioni del caso: igienizzandosi le mani, mantenendo le distanze di sicurezza e portando con sé al massimo una sola persona, che potrà entrare a seguire il colloquio.

Ogni aula è stata cambiata: i banchi sono solo quelli necessari per i professori e il maturando, tutti a due metri di distanza. Dopo ogni colloquio, la stanza si svuota e viene igienizzata, poi la commissione rientra e chiama il candidato successivo. Questo si ripete per cinque volte, il numero massimo di studenti esaminati nel corso della mattina.

La prova consiste in un unico colloquio orale di circa un’ora, che prende il via da un elaborato presentato dallo studente e va poi a collegare tutte le materie, passando anche per le esperienze di alternanza scuola-lavoro e le nozioni di educazione civica. A dialogare con lo studente sono i sei professori della commissione, tutti interni, e il presidente, unico membro esterno.

L’unico a potere fare a meno della mascherina, durante il colloquio, è proprio il maturando. Un piccolo gesto che rende gli studenti più tranquilli e cerca di trasmettere una qualche sensazione di normalità, in una scuola che ha stravolto i propri spazi e le abitudini.

Al liceo Matilde di Canossa una commissione si trova perfino all’interno di una piccola palestra per le attività di ballo, con tanto di specchi e sbarre, per l’occasione allineate a indicare un percorso obbligato di entrata e uscita.

Il momento che ricorda di più la normalità è quello che precede il colloquio, con il maturando nel corridoio in preda al panico che cerca di ripetere tutto il programma in pochi minuti all’accompagnatore, generalmente un amico, per poi venire tranquillizzato dal professore che viene a salutarlo. Forse mai come quest’anno, infatti, anche gli insegnanti sono stati comprensivi e generosi, al punto che l’espressione di puro terrore che precede il colloquio si trasforma in fretta in un grande sorriso non appena il ragazzo esce dall’aula.

E così, finita la prova, i ragazzi ritrovano nel cortile chi qualche amico, chi i genitori, festeggiando come si può un grande traguardo. Tra questi Giulia Artoni, maturanda dell’indirizzo di scienze umane del Matilde di Canossa, che commenta: «Non sono molto brava a parlare, quindi avrei preferito avere le prove scritte, ma almeno ho potuto prepararmi la prima parte. Tornare a scuola dopo tanto tempo è stato molto strano, mi sono perfino persa tra le classi e non capivo più dove dovevo andare».

Luigi Valerio riconosce invece le mancanze della didattica a distanza: «Questo esame sembra successo all’improvviso: non c’è stato un percorso scandito dalle diverse prove e dalle simulazioni. Sono soddisfatto del colloquio di oggi, ma sono dispiaciuto di come sia andato quest’anno». La stessa sensazione è condivisa anche da Domenico Abatiello, dell’indirizzo linguistico.

«Questo esame non è facile da affrontare – commenta – perché tutto viene concentrato in una singola prova. Buona parte del programma è stata fatta a distanza e penso che non si faccia una buona scuola in questo modo». C’è anche chi racconta della sua notte prima degli esami, ovviamente immancabile anche quest’anno.

Sara Drago, del linguistico, l’ha riassunta in poche parole: «Panico, tanta ansia e crisi di pianto per tutte le cose non studiate». Anche lei, però, è uscita con un gran sorriso. Proprio come i suoi compagni, ragazzi che hanno dovuto fare gli ultimi grandi passi prima dell’esame da soli, lontani dalla scuola in cui sono rientrati solo ora.

Insomma, quello di ieri è stato un ritorno simbolico ma di grande importanza, che cerca di ridare dignità all’importante lavoro che viene svolto a scuola. Il tempo è poco, un’ora per recuperare quattro mesi, ma è sufficiente per chiudere un importante capitolo nella vita di questi ragazzi e aprire le porte al loro futuro. —


 

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