Ora i beni di Pasquale Brescia sono di proprietà dello Stato
A quattro anni dal sequestro è stata disposta la confisca che vale 500mila euro Requisiti anche un appartamento a Milano, due terreni in Calabria e alcuni conti
REGGIO EMILIA
Da anni ormai è considerato un affiliato alla ’ndrangheta emiliana, sotto l’influenza di Nicolino Sarcone. Legame che nel 2015 ha portato all’arresto dell’imprenditore cutrese Pasquale Brescia, il padrone di casa in quel ristorante Antichi Sapori di Pieve Modolena, a Reggio, considerato il fulcro dei più importanti summit celebrati dagli ’ndranghetisti che dalla Città del Tricolore dominavano sul nord Italia.
Poi è calata la scure dell’antimafia, con l’arresto di Brescia attraverso l’inchiesta Aemilia, che ha portato anche al sequestro dei suoi beni. Un patrimonio al quale sono stati messi i sigilli nel 2016 dalla Divisione investigativa antimafia (non al ristorante, la cui proprietà è risultata poi essere di terzi) che ora, quattro anni dopo, in esecuzione del provvedimento emesso dal Tribunale di Reggio Emilia, ha definitivamente confiscato beni e immobili per un valore di oltre 500mila euro a Brescia, 53 anni, originario di Crotone, residente a Reggio Emilia e detenuto a Parma. Si tratta di una figura centrale nell’inchiesta Aemilia, accusato di appartenere alla ’ndrangheta operante nei territori di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza e legata alla cosca di Cutro, facente capo a Nicolino Grande Aracri. Ma Brescia è anche l’imprenditore calabrese dai rapporti di alto livello, a suo agio nella zona grigia che collega la malavita ai piani alti della società reggiana.
Emblematiche restano le foto dei brindisi di Brescia con altri condannati in Aemilia del calibro di Giuseppe Iaquinta e Alfonso Paolini, che festeggiano dentro la questura di Reggio. Senza scordare gli affari milionari con il mattone che hanno reso Brescia uno dei calabresi più facoltosi di Reggio.
Poi, nel 2018, il 53enne è stato condannato a 16 anni di reclusione per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Sempre nel processo Aemilia è stato condannato a 6 anni e 9 mesi: secondo gli inquirenti aveva intestato fittiziamente alla moglie la società di ristorazione Antichi Sapori proprio per eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione. In collaborazione con i colleghi di Milano e della sezione operativa di Catanzaro, la Dia di Bologna ha posto sotto sequestro un appartamento a Milano, due terreni in Calabria e diversi rapporti finanziari. —
Enrico Lorenzo Tidona
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