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«Belfiore non era affiliato al clan cercava soldi per poi giocarseli»

Appello di Aemilia: l’udienza è concentrata soprattutto sul 46enne Il sostituto pg Musti chiede la conferma della dura pena di primo grado 

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BOLOGNA

Ancora un’intensa udienza al maxiprocesso Aemilia d’appello, chiusasi intorno alle 17.30 nell’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza alla presenza di pochi addetti ai lavori.

Circa sette ore in cui accusa e difesa si sono per lo più concentrate sulla posizione di un imputato, cioè il 46enne Carmine Belfiore che oltre all’associazione mafiosa, ha imputazioni che vanno dalle estorsioni all’usura nonché le false fatturazioni. Per lui la Procura generale (la requisitoria di due ore e mezza in mattinata è stata del sostituto pg Lucia Musti) ha chiesto la conferma della condanna di primo grado (21 anni e 8 mesi di reclusione).

Per contro i due difensori hanno, in sintesi, nelle arringhe del pomeriggio chiesto l’assoluzione dall’accusa di far parte del clan, per poi puntare su sconti di pena relativamente alle altre imputazioni, escludendo sempre l’aggravante mafiosa.

L’avvocato Gianni Rossano ha replicato in punta di diritto. Ha affiancato il difensore che già nel primo grado ha tutelato Belfiore, cioè l’avvocatessa Carmen Pisanello.

Nelle arringhe l’imputato è stato “dipinto” come un uomo divorato dalla ludopatia (il gioco d’azzardo, in specifico il poker) che faceva false fatture (attraverso la ditta Argon acquisita dal fratello e la Fml intestata alla moglie Deborah Croci) per monetizzare le operazioni ed alimentare il suo vizio. Viene però contestato il fatto che lui fosse un affiliato della cosca: «I suoi rapporti erano solo con Gianni Floro Vito, Giuseppe Giglio e Mario Vulcano – ha rimarcato l’avvocatessa Pisanello – ma non sapeva nulla di quello che ci fosse dietro e le stesse intercettazioni dimostrano come Belfiore non abbia mai partecipato a riunioni».

Sempre il sostituto pg Musti ha chiesto anche la conferma della condanna (4 anni di carcere) per la citata moglie di Belfiore.

Nella prossima udienza la “discussione frazionata” riguarderà altre due persone imparentate con il principale imputato di ieri, vale a dire il fratello 48enne Francesco Belfiore (4 anni e mezzo di carcere la pena per lui in tribunale a Reggio Emilia) e il cognato 44enne Salvatore Olivo (stessa condanna in primo grado). —

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