L’aula-bunker utile a Gratteri per il maxiprocesso in Calabria
REGGIO EMILIA
È avvenuta ieri la notifica degli avvisi di fine-indagine su una delle più clamorose inchieste di mafia in Calabria, battezzata operazione “Rinascita-Scott» con 479 indagati, fra ’ndranghetisti di tutte le cosche del Vibonese, ma anche politici, professionisti e rappresentanti infedeli delle istituzioni, in molti casi legati tra loro dal collante della massoneria deviata. Questo lo scenario delineato dalla Dda di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri che anche ieri ha battuto su un punto ben preciso: «Il processo Rinascita-Scott sarà fatto in Calabria anche se ancora non sappiamo di preciso dove. Si sta ragionando su una tensostruttura da installare nel cortile del carcere catanzarese di Siano quale soluzione provvisoria e poi su un altro luogo stabile».
L’udienza preliminare viene prevista per fine luglio, ma quello che non dice il procuratore Gratteri è come sia in atto da giorni un interessamento (già effettuata la richiesta al ministero di Giustizia) per la struttura ancora montata all’interno del tribunale reggiano, in quanto in Calabria un’aula-bunker non c’è. Il prefabbricato in acciaio (agibile per 400 persone e con 300 posti a sedere) per due anni e mezzo ha ospitato il maxiprocesso Aemilia: costato nel 2016 sui 600mila euro, è di proprietà comunale (la Regione ha già ceduto la propria quota d’investimento).
Di recente gli uffici tecnici comunali hanno approvato il progetto esecutivo dei lavori di rimozione del prefabbricato che doveva inizialmente essere ricollocato in zona parco Ottavi per fungere da spazio civico e centro di documentazione sulle mafie ma, alla luce della pandemia, il Comune ha deciso di conservarla per ora nei magazzini di via Mazzacurati. Ora questa nuova, inaspettata, richiesta d’utilizzo in Calabria per un altro mastodontico processo alla ’ndrangheta. —
T.S.
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