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il commento della cia 

«Serve frenare il calo delle quotazioni per equilibrare i conti»

l. v.
«Serve frenare il calo delle quotazioni per equilibrare i conti»

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REGGIO EMILIA

La crisi del Coronavirus rischia di far sentire i suoi effetti disastrosi anche sul nostro prodotto alimentare dop più illustre e celebrato: il Parmigiano Reggiano. La situazione di questi mesi ha profondamente inciso sul settore originando notevoli preoccupazioni in chi lo produce e l’attuale quadro negativo può essere superato soltanto rimettendo in equilibrio la domanda e l’offerta. Questo il pensiero di Antenore Cervi, presidente della Cia reggiana e vice presidente regionale dell’organizzazione agricola, che a pochi giorni dall’assemblea generale interviene sul piano proposto dal presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli.

«È effettivamente indispensabile incidere sul mercato – esordisce Cervi – partendo dalla preoccupante crescita produttiva. A maggio si contavano 347.704 forme rispetto alle 334.267 dello scorso anno. Occorre invertire la tendenza per frenare il calo del 40% delle quotazioni. Un fattore fondamentale per riequilibrare i conti».

Per fare questo, prosegue, «è necessario incentivare la destinazione del latte verso altri formaggi e raccogliere risorse, oltre che dal bilancio del Consorzio, da azioni collegate al piano di recupero supportato da misure nazionali. Da settimane la Cia è in campo per chiedere con forza aiuti al Governo italiano per 60 milioni di euro ricavabili in base ai decreti Liquidità e Rilancio. Sono dunque due gli obiettivi da centrare perché è su questi risultati che si decideranno le sorti future del comparto. I fondi emergenziali per le filiere in crisi e per gli indigenti potranno sostenere il ritiro del prodotto eccedente alleggerendo così l’esubero dell’offerta. Sono aiuti fondamentali per uscire indenni da questa tempesta».

Cervi scende ancor più nei dettagli: «L’impegno per acquistare dai caseifici 320mila forme è molto pesante e richiede circa cento milioni di euro, ma potrà avere effetti positivi solo se troverà anche un vigoroso supporto dal programma di marketing necessario per aprire nuovi mercati sui quali immettere il formaggio. Tutto ciò in piena sinergia con i soggetti della filiera, soprattutto con i grandi stagionatori. La situazione andrà poi costantemente monitorata per scongiurare che tutto si trasformi in un semplice prolungamento delle forme attualmente in commercio. Altrimenti sarebbe un fallimento».

Considerazioni che partono dalla constatazione di un trend che sta mettendo in ginocchio allevatori e produttori che hanno visto crollare i propri margini. «La zootecnica – conclude – è un settore trainante dell’economia reggiana e regionale ma se permane questa situazione rischia di portare al fallimento moltissime imprese». —

l. v.

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