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Stupro, assolto dopo un anno di carcere

Stupro, assolto dopo un anno di carcere

Era finito dentro dopo la denuncia, anche per sequestro, di una ragazza. Avviata la pratica per ingiusta detenzione

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Alla fine l’assoluzione è arrivata. E piena: perché il fatto non sussiste. Ma dopo un anno passato in cella nel carcere di Modena, continuando a protestarsi innocente come ha fatto dal primo giorno, e con il peso da sopportare di accuse infamanti: sequestro di persone e violenza sessuale. «Nessuno potrà restituire un’esistenza normale al nostro assistito – è il commento degli avocati difensori Carmine Migale e Giovanni Tarquini – ma almeno il risarcimento per ingiusta detenzione per il quale stiamo avviando la pratica, potrà aiutarlo a rifarsi una vita».

È finito così il processo a carico di un uomo di 47 anni, origini marocchine, ex imbianchino perché ha perso il lavoro, ex residente in una casa di Fabbrico, perché ha perso anche quella, accusato da una giovane che all’epoca dei fatti (dal 31 agosto 2018 e i giorni successivi) aveva 23 anni, incinta di cinque mesi, oggi mamma, di averla stuprata più volte, assieme a un altro personaggio mai individuato, e costretta prima sulla macchina e poi nell’appartamento dell’ex imputato. È finito con una richiesta di assoluzione in formula dubitativa da parte del pm Valentina Salvi, che ha anche coordinato le indagini, e una assoluzione con formula piena chiesa dai difensori (parte civile rappresentata dall’avvocato Alessandro Magnani), pienamente accettata, quest’ultima, dal giudice.

«Com’è potuto accadere che da accuse così gravi si sia arrivati a un’assoluzione? Perché le contraddizioni – spiega l’avvocato Migale – erano troppe e troppo evidenti. A partire dall’incertezza che è rimasta sullo stupro». Sulla ragazza, la verità processuale, racconta di un referto dell’ospedale e di nessuna perizia successiva. «Un referto – prosegue il legale – non definitivo, però, che lasciava adito a dubbi».

La storia, negli atti, narra di una giovane che la sera del 31 agosto va in un bar di Novellara, dopo aver lasciato altri amici, e che accetta un passaggio in macchina dal futuro accusato, che è in compagnia di altri due amici. Nessuno accompagna casa nessuno: finisco in un altro bar di Novellara. E i due amici dell’ex imputato confermeranno la ricostruzione. La vittima dice di essere stata chiusa in auto, durante quella notte brava, ma il modello vecchio della macchina lascia dubbi. Dice di essere stata portata nella casa di Fabbrico e la descrive per bene: conigli nani all’ingresso, mobilia, scalinata d’accesso. Fa solo un errore: uno scalino per accedere al bagno. «È sicura che ci fosse?» verrà chiesto alla giovane. Risposta: «Sicurissima». Ma lo scalino non esiste. Altri dubbi. Poi lo stupro, all’alba del primo settembre, portato a termine da due persone. Una però nel processo non è mai entrata. E il sequestro che si sarebbe concretizzato nel bloccarla all’interno della casa. Solo che la ragazza ha raccontato di aver atteso, da sola, per almeno due ore, dopo la violenza, che i suoi aguzzini si svegliassero. «Non sono scappata perché ero terrorizzata». Dopo tre giorni e un altro incontro casuale nel primo bar di Novellara con l’ex imputato, è arrivata la denuncia. —

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