Reggio riapre 11 centri diurni frequentati da 600 disabili
Riattivate sette strutture socio-riabilitative e quattro socio-occupazionali L’assessore Annalisa Rabitti: «Una boccata d’ossigeno per le famiglie»
REGGIO EMILIA. Nell’ambito del Piano di azioni “Reggio Emilia Riparte” e delle attività di riavvio della Fase 2 successiva alla fase emergenziale della pandemia, riaprono 11 centri diurni della città per l’accoglienza delle persone fragili, in particolare disabili, con attività socio-occupazionali, socio-riabilitative e di tempo libero.
Si tratta di un’azione che ha visto impegnati nella riprogettazione e riprogrammazione dei servizi - seguendo le nuove e più stringenti norme di prevenzione e tutela sanitaria disposte dal Governo e dalla Regione – il Comune e l’Ausl di Reggio Emilia, l’Azienda speciale Farmacie comunali riunite (Fcr), i gestori dei servizi e famiglie. Il percorso di riapertura si basa infatti su un Patto fiduciario formale, sottoscritto dal Comune e dagli stessi soggetti gestori e famiglie.
La riattivazione coinvolge 7 Centri diurni socio-riabilitativi accreditati e 4 Centri diurni socio-occupazionali, oltre ad altri servizi per il tempo libero di persone adulte con disabilità.
Sono coinvolti oltre 600 frequentatori: 123 frequentatori dei Centri diurni socio-riabilitativi accreditati; 80 frequentatori dei Centri diurni socio-occupazionali; 399 frequentatori degli altri servizi socio-occupazionali e del tempo libero.
Il sindaco Luca Vecchi, con l’assessore al Welfare, Daniele Marchi e l’assessora a Pari opportunità e progetto Reggio Emilia città senza barriere Annalisa Rabitti hanno fatto visita al Centro diurno della Polveriera gestito dalla cooperativa Coress, con il presidente Davide Vezzani.
«La riapertura dei Centri diurni – dice il sindaco Luca Vecchi – è una notizia importante per le centinaia di frequentatori e le loro famiglie, eccezionalmente provati dalla chiusura generale avvenuta nella Fase 1 della pandemia».
«Abbiamo lavorato insieme - spiega l’assessore Daniele Marchi - tanto nella fase di emergenza quanto in questa, non meno delicata, di prime riaperture. Comune e Ausl, per la dimensione sociale e quella sanitaria, hanno tenuto insieme la regia e coordinato i diversi passaggi. E molto importante è stato il ruolo dei gestori dei servizi, veri partner progettuali: oltre alla nostra Asp–Città delle Persone, la cooperazione sociale, che ha saputo, non solo in questo ambito, interpretare al meglio il suo ruolo pubblico per l’interesse generale della comunità. Infine, insieme alle famiglie, anche grazie al contributo delle Associazioni e in particolare della Fondazione Durante e Dopo di noi, abbiamo cercato di ascoltare e, per quanto possibile, condividere».
«I mesi di chiusura sono stati molto pensanti per le persone disabili e i loro familiari – sottolinea l’assessora a Pari opportunità e Progetto Reggio Emilia città senza barriere, Annalisa Rabitti – Esse hanno dovuto, imprevedibilmente, riadattare la loro quotidianità a una realtà del tutto inedita. La riapertura dei Centri diurni, anche se in modalità ancora molto limitate, è una prima boccata di ossigeno attesa da tempo».
Davide Vezzani, presidente di Coress, sottolinea come «la cooperativa sociale non abbia mai cessato, nel periodo della chiusura, la propria attività in favore delle persone abitualmente seguite mantenendosi costantemente in contatto, sia da remoto, sia a domicilio, grazie ad uno sforzo straordinario degli operatori, tutto orientato a mantenere la relazione con le persone. Questo, senza dimenticare la messa in sicurezza anti-contagio degli operatori e chi frequenta i servizi. La ripartenza, complessa, richiederà un grande impegno per poter di nuovo erogare servizi di alta qualità in condizioni di sicurezza». —
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