«A settembre servono nuovi insegnanti Ma dallo Stato per ora nessuna risposta»
Il maestro Caliceti teme il ricorso agli educatori delle coop sociali «Sarebbe una prima privatizzazione della scuola pubblica»
IL COMMENTO
GIUSEPPE CALICETI
Ho apprezzato il recente intervento dell’assessore regionale Alessio Mammi sull’importanza di una ripresa in sicurezza della scuola pubblica a settembre.
Nel suo intervento Mammi ricordava come anche il presidente Bonaccini, nonostante prima della sua rielezione avesse parlato di una possibile regionalizzazione della scuola dell’Emilia Romagna, dopo l’approvazione dell’ultimo decreto scuola, un paio di settimane fa, ricordasse l’importanza di avere più fondi e più docenti per la scuola pubblica. Scrive Mammi: «Dobbiamo dare al più presto indicazioni chiare a livello nazionale e prevedere adeguati interventi sul numero di insegnanti e sugli spazi da poter utilizzare».
A livello regionale e comunale, tutto deve essere fatto e stanno facendo i nostri Comuni e la nostra Regione per trovare spazi da poter utilizzare.
Diverso è il discorso quando si parla di numero di insegnanti: qui occorre che a muoversi sia lo Stato centrale e, in particolare, il governo. Da cui, ammettiamolo, non arrivano notizie. Per questo ho apprezzato ancora di più le parole di Bonaccini al governo, di cui fa parte anche il Pd, per avere più fondi e più docenti. Avrebbe potuto ritirare fuori l’idea di una scuola regionale, non lo ha fatto. Tuttavia, i silenzi di queste settimane da parte del governo rispetto la ripresa delle scuole a settembre, sembrano preludere una situazione difficile.
Nel decreto scuola il governo ha detto no a nuovi fondi e a nuovi docenti. Quando la commissione scientifica ci ripete che per combattere il virus l’arma numero uno a nostra disposizione è il distanziamento sociale, cioè lo sdoppiamento delle classi, diventate in questi anni vere classi pollaio con anche trenta alunni e studenti. Ma come diminuire i docenti per classe senza nuovi docenti? Gli scenari che si prospettano non sono chiari. Possibile che un governo punti solo sulla fortuna: cioè sulla speranza che il contagio si spenga da solo? Proprio quando in tanti parlano di una possibile sua ripresa in autunno? L’altro scenario possibile è aprire le porte della scuola pubblica agli educatori delle cooperative sociali. È quanto è già accaduto in questi anni in modo sempre più massiccio a proposito dei docenti di sostegno. Il nostro Stato, su cento studenti disabili, fornisce insegnanti di sostegno che coprono solo la metà di loro. Dei restanti si occupano educatori di cooperative sociali assodati dagli enti locali, Comuni in primis. Meglio un educatore che niente, si dice. È vero. Anche se il trend dell’ultimo decennio, riguardo alla scuola, non è rassicurante: i lavoratori di ruolo sono sempre meno, non si rimpiazzano quelli che vanno in pensione, mancano concorsi regolari. Pare insomma che l’utilizzo dell’educatore come «toppa» di fronte al buco della mancanza di un docente di sostegno, non sia più occasionale, ma sia diventato progressivamente la regola. Se a settembre si arrivasse in questa situazione, lo dico come docente che ha una classe prima con 25 alunni tra cui due bambini diversamente abili, credo di non poter garantire la sicurezza e il distanziamento sociale tra i bambini e sdoppiare la classe sia assolutamente necessario. Non potendo sdoppiarmi io, mi chiedo se il mio orario di lavoro raddoppierà o, quando starò con metà degli alunni della classe, cosa farà l’altra metà. Probabile che resti con qualche educatore. Per carità, non ho niente contro gli educatori. Anzi, mi piacerebbe che potessero tutti diventare, presto, docenti. Ipotizzare invece una sostituzione massiccia dei docenti con educatori, vuol dire, molto semplicemente, abbassare drasticamente il costo del lavoro della conoscenza e della formazione: un educatore infatti è pagato 800/1000 euro al mese, un docente circa 1500 euro. Ma anche i diritti di docenti e educatori sono assai diversi tra loro. Mi chiedo inoltre se, proprio da una regione come la nostra, che è sempre stata fortemente per una scuola della Costituzione - laica, pubblica, inclusiva, - non rischi di avvenire in questo modo una prima privatizzazione della scuola pubblica, attraverso cooperative sociali private, che sembrerebbe anticipare uno smantellamento della scuola pubblica statale per come la abbiamo conosciuta negli ultimi cento anni. —
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