Gazzetta di Reggio

Reggio

Dagli studi di musicologia all’azienda agricola che coltiva le microalghe

Giulia Bassi
Dagli studi di musicologia all’azienda agricola che coltiva le microalghe

LA STORIA DI GIULIA E DEI SUOI FRATELLI 

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REGGIO EMILIA

Tra le numerose parole con la stessa radice troviamo cultura e coltura; entrambe nascono da “còlere”, coltivare: la prima riguarda l’intelletto la seconda i campi.

Ma se dovessimo intrecciarle l’una nell’altra, può nascere un mix che ben si addice alla filosofia portata avanti dall’Agricola Villa Canali, una realtà unica nel Reggiano creata dalla famiglia Matelli , in particolare dai fratelli Giulia, Luca e Gabriele. Dietro troviamo anche l’energia contagiosa, e l’esperienza imprenditoriale, del padre Francesco, a capo di una nota attività commerciale nell’ambito delle pelli e della madre Maria Paola Landini, amministratrice del gruppo.

La mente creativa è quella di Giulia che, dopo gli studi appassionati alla facoltà di musicologia a Cremona e un lavoro alla Wigmore Hall di Londra – la prestigiosa sala da concerto specializzata in concerti di musica da camera – ha scelto di dare vita a un’azienda agricola dal carattere multifunzionale. La volontà di riqualificare il territorio sta alla base di un progetto che accosta tradizione e innovazione. Vale a dire coltura e cultura.

L’azienda, fondata tre anni fa, sarà caratterizzata, al termine dei lavori, da orti didattici, un giardino sensoriale con piante, arbusti autoctoni e alberi da frutto antichi, un vigneto, serre altamente tecnologiche per la coltivazione in fotobioreattori di microalghe, un laboratorio per la trasformazione di conserve e sughi, acetaia e due sale polivalenti per fattorie didattiche che in questi giorni ospitano il campo estivo Gli Spirulini.

«Per quanto riguarda l’agricoltura tradizionale, essa non è sostenibile soprattutto per le dimensioni ridotte della nostra azienda – spiega Giulia – Così dopo aver viaggiato per visitare realtà innovative e consultato articoli, contattato fornitori, ricercatori, università, abbiamo scelto la coltivazione fuori suolo in idroponica che in un primo tempo ha riguardato le fragoline di bosco coltivate in fitotrone: una sala dove vengono riprodotte le condizioni climatiche in modo che una specie vegetale possa essere coltivata 12 mesi all’anno senza l’influenza delle stagioni e del cambiamento climatico. Ma se ci sono stati ottimi risultati per il prodotto, l’operazione si è rivelata insostenibile per i costi di gestione, troppo alti».

Così sono approdati al mondo delle microalghe: Spirulina, Chlorella, Heamatococcus che sono alla base di prodotti facenti parte della linea “Algàdemy”. Com’è noto le microalghe rappresentano oramai da alcuni anni una risorsa per produrre sia alimenti ad alto potere nutrizionale che efficaci ingredienti per applicazioni nutraceutiche e cosmetiche, grazie alla loro composizione biologica. Oltre alle note proprietà antiossidanti, le microalghe aiutano alla normale funzione fisiologica.

«Per la loro coltivazione abbiamo costruito una serra di 1000 metri quadri, dove all’interno sono presenti 500 fotobioreattori che sono cilindri alti 3,60 metri al cui interno è inserita una potente lampada a Led. All’interno del cilindro viene inserita acqua a temperatura costante, il ceppo algale, anidride carbonica, i nutrimenti necessari per la crescita dell’alga. Questa modalità di coltivazione permette il controllo e la standardizzazione del prodotto e lo rende ideale come integratore alimentare».

Se le alghe sono coltivate attraverso macchine ad alto potere tecnologico, l’orto viene coltivato secondo i principi dell’agricoltura sinergica che si basa sul presupposto, scientificamente confermato, che in natura tutto funziona senza la presenza dell’uomo. Le piante hanno prodotto i loro frutti senza essere accudite e il terreno non ha mai avuto bisogno di concimi per essere fertile; molto importante per quanto riguarda l’orto sinergico di Giulia è – al momento della semina – accostare piante che possano “star bene” insieme.

La parola “sinergia” ben si addice al modo di lavorare portato avanti con passione da una squadra ben rodata che, oltre ai fratelli Matelli, comprende anche Michele Reverberi, Mariacecilia Giamprini (addetta all’orto), Pietro Rossi e Yassine Shatit.

Ritornando all’attività originaria legata ai primi studi di Giulia che era la musica, arte amatissima anche dal padre Francesco, ci confida il desiderio di organizzare per la prossima estate dei piccoli concerti: «Tutto torna, poiché le piante rispondono agli stimoli e la musica può rappresentare il filo che unisce i mondi. È risaputo infatti che specifiche frequenze audio, sotto forma di musica, possono facilitare la germinazione e la loro crescita». —





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