Quante polemiche per via Tito Dal 2004 si ricordano le foibe
Da due decenni l’intitolazione al capo di stato jugoslavo alimenta il dibattito in consiglio comunale Ogni mozione è stata respinta
REGGIO EMILIA
Le polemiche sulla via intitolata al maresciallo Tito, partigiano comunista e capo di Stato della dissolta Jugoslavia, si ripetono da almeno due decenni a Reggio Emilia. Se i primi ad uscire allo scoperto con qualche presidio di protesta e comunicati stampa sono stati esponenti di destra (e anche neofascisti come Forza Nuova), con il passare del tempo il fronte si è un po’ allargato. Nel 2015 era stato il consigliere comunale Cesare Bellentani del gruppo Magenta, a presentare una mozione per chiedere di cancellare il nome della via dedicata allo statista jugoslavo. «Una intitolazione indegna e offensiva per la memoria di tanti morti», aveva detto Bellentani. Mozione che venne respinta dalla maggioranza.
A Reggio dal 2004 esiste anche un viale dedicato ai Martiri delle foibe, vicino al cimitero di Coviolo (nello stesso anno è stata istituita in Italia la Giornata del ricordo, che commemora le vittime delle foibe e l’esodo forzato degli istriani, fiumani e dalmati).
Massimo Storchi, direttore del polo archivistico di Istoreco, alla Gazzetta di Reggio in occasione della mozione di Bellentani dichiarava: «Non si può andare avanti a cambiare nomi. Tito ha fatto cose buone e orrende, che sono ormai storicizzate». Luca Tadolini, fondatore del Centro studi Italia, disse: «Le strade rappresentano le epoche del nostro passato. Perciò bisognerebbe mantenere le loro intitolazioni. Sono contrario a sopprimerle. Se si fosse sempre agito così, oggi avremmo anche via Ciano oltre a via Tito e via Unione Sovietica».
Lo scorso ottobre la Lega è tornata alla carica con una mozione in consiglio comunale a Reggio. Offensiva fallita, con tanto di polemica aggiuntiva nei confronti della consigliera Marwa Mahmoud, che in qualità di presidente della “Commissione diritti umani” secondo le opposizioni non avrebbe dovuto votare contro la mozione.
A proposito di simboli che rimandano all’ideologia comunista, come noto Cavriago è famosa perché ospita il busto di Lenin da mezzo secolo. Una celebrazione di un periodo storico che a dire il vero attira scarse polemiche ma al massimo qualche gesto inconsulto, come quello del 25 aprile scorso, quando ignoti vandali hanno ricoperto il paese di svastiche. —
J. D. P.
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