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«Aldrovandi, parole eccessive però l’oratorio va riaperto»

M.P.

A Pieve quasi nessuno ha voglia di commentare la questione che tiene banco ma c’è chi sottolinea l’importanza di quel luogo, «punto di riferimento del paese»

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Ha lasciato il segno il volantino distribuito domenica da Gianfranco Aldrovandi del movimento “Nonviolento”, ex giovane dell’oratorio anni ’50 e ’60 – come ama definirsi – con un passato nella Dc e in Azione Cattolica. Volantino in cui accusa don Nildo Rossi di «aver venduto l’oratorio per 30 denari». Non a caso lo chiama «Giuda»

A Pieve però non è facile parlare dell’oratorio della frazione, chiuso di recente dal vescovo: la gente non vuole andare sul giornale con nome e cognome, mettendoci la faccia. Preferisce invece lasciare commenti sui social.

Gli unici che, senza paura, ieri hanno voluto esprimere con chiarezza la propria opinione sono stati padre e figlia: Luigi e Chiara Saccani.

Gigi, così come lo chiamano tutti, è un pianista chiamato diverse volte a cantare e suonare in varie feste e in eventi organizzati anche all’oratorio.

«Non ho letto del volantino distribuito da Aldrovandi – afferma Luigi Saccani, pensionato con l’hobby della musica –. Francamente quando frequentavo quegli spazi non ho mai visto ragazzi ubriachi o che si drogavano. Mai visto un’ambulanza. Credo che non si possa chiudere un oratorio per mere supposizioni. Don Alcide, il parroco che c’era alcuni anni fa, era molto più aperto. Don Nildo Rossi non gode sicuramente della simpatia della comunità di Pieve. L’oratorio è sempre stato un punto di riferimento per il paese e uno spazio aggregativo eccezionale per i nostri giovani. Uno spazio che si è allargato sempre di più grazie anche ad importanti investimenti come le cucine. L’oratorio va riaperto senza se e senza ma». Cosa che don Nildo Rossi ha peraltro già annunciato. Chiara Saccani, operaia, ha frequentato l’oratorio ai tempi della scuola primaria e secondaria di primo grado. «Sono d'accordo con la raccolta di firme di Aldrovandi, anche se le parole scritte sul volantino sono un po’ troppo forti. Ma condivido lo spirito con cui si presta per riaprire l’oratorio» Difficile carpire altri commenti in zona: alcuni commercianti affermano di non avere letto quanto riportato ieri dalla Gazzetta, o quantomeno fanno finta di non saperlo. Altri si dichiarano «poco informati», nonostante da un mese, a Pieve, non si parli altro che dell’oratorio chiuso, delle omelie con cui don Nildo ha spiegato i problemi da risolvere e della lettera del vescovo. L’argomento è diventato un tabù per la paura di esporsi, di dare ragione ai parroci che vogliono bandire tutto ciò che non ha a che fare con la vita dell’oratorio o, al contrario, ai volontari che lo hanno gestito, compreso il bar estivo “Moritzino” .

Sui social l’argomento tiene banco. Manuele Ardioli sulla pagina pubblica “Sei di Guastalla Se...” scrive: «Che tristezza vedere ogni sera il “mio” campanile, vedere che non s’illumina più e conoscendo solo vagamente quali sono le ragioni . A questo proposito posso solo dire, con assoluta certezza, che nostro Signore Gesù Cristo non avrebbe voluto questo». E Sergio Zanichelli dice : «Non suonano più le ore... Una comunità che non ha più il suo luogo in cui relazionarsi». Antonietta Altimani replica: «Sì, se ne sta parlando molto di questa cosa. Posso capire che ci siano state delle situazioni spiacevoli, ma cosa centra la chiesa? E, nello specifico, spegnere la luce nel campanile? Mah». Marco Artioli difende i volontari: «Dispiace tantissimo per tutte quelle persone che per anni hanno dato anima e cuore per fare crescere l’oratorio, questo è stato il riconoscimento. Pazzesco». Intanto da domenica 4 luglio si potrà andare a messa anche a Pieve. Bisogna prenotarsi come sempre sulla app “Iovadoamessa”. —

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