Gazzetta di Reggio

Reggio

Reclutavano sposi tra i bisognosi per il permesso di soggiorno

Martina Riccò

Arrestate due cittadine vietnamite, un terzo è latitante Il traffico scoperto dopo alcune pratiche sospette

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REGGIO EMILIA

Matrimoni di comodo celebrati nel consolato italiano di Ho Chi Minh, in Viet Nam, con lo scopo di ottenere il permesso di soggiorno e, di conseguenza, la libertà di circolare in tutta l’area Schengen.

Un’organizzazione criminale, che si occupava anche di prenotare il viaggio e il posto in albergo, e offriva un generoso compenso agli italiani in cambio del loro “stato di famiglia”, è stata scoperta grazie al lavoro congiunto dell’Ufficio Immigrazione e della Squadra Mobile della questura di Reggio.

Al termine delle indagini, durate quasi un anno, venerdì scorso sono state arrestate due donne vietnamite (la 52enne Ho Chi Chin, residente a San Martino in Rio, e la 43enne Inguen Ticau, residente a Modena), mentre un uomo, anch’esso vietnamita, non è ancora stato trovato e risulta latitante.

Tutto ha inizio nell’autunno del 2018, quando all’Ufficio Immigrazioni arriva la richiesta di permesso di soggiorno da parte di un cittadino vietnamita che, qualche tempo prima, aveva sposato un’italiana, residente a Reggio Emilia, nel consolato italiano di Ho Chi Minh. La richiesta non passa inosservata: in luglio un’altra pratica molto simile era arrivata nello stesso ufficio. In quel caso a richiedere il permesso di soggiorno era stata una donna, che si era sposata nel consolato italiano con un uomo residente a Reggio Emilia, lo stesso giorno del cittadino vietnamita.

Una coincidenza molto strana, che spinge gli agenti a scavare più a fondo. Nel giro di poco si scopre che i due vietnamiti, prima di sposare i due italiani, erano sposati e hanno due figli di 16 e 14 anni. Padre e madre, dopo aver divorziato e sposandosi una seconda volta con gli italiani, si erano divisi i figli, portandone in Italia uno a testa.

Dal consolato italiano, intanto, emergono parecchie perplessità.

Non è la prima volta che vengono celebrati matrimoni tra cittadini vietnamiti e cittadini italiani, ma alcune condizioni si ripropongono e attirano l’attenzione: la grande differenza di età tra i due coniugi, ad esempio, e soprattutto l’incapacità di parlare la stessa lingua, aspetto che spinge a ritenere che non ci sia stata alcuna frequentazione prima delle nozze. Ormai è chiaro che qualcosa non quadra, e lo spunto investigativo viene passato alla Squadra Mobile che, con il coordinamento del pm Giulia Stignani, avvia una complessa attività di indagine, con tanto di intercettazioni e controllo dei tabulati, terminata con la disposizione delle tre misure cautelari in carcere da parte del gip Ramponi.

Nell’aprile del 2019, durante un sopralluogo, gli agenti trovano in casa l’italiana, il cittadino vietnamita con cui si era sposata in Vietnam, e anche l’italiano che, nello stesso giorno, aveva sposato la vietnamita. Emergerà poi che i due italiani non solo si conoscevano, ma hanno anche un figlio insieme.

La svolta in agosto, quando alcuni operatori della Caritas reggiana comunicano alla polizia di aver visto persone che si avvicinavano alla mensa dei poveri per trovare chi fosse disposto ad andarsi a sposare in Vietnam. Gli agenti tengono sotto controllo uno di questi bisognosi e ricostruiscono l’intero giro: il vietnamita (tuttora latitante) adescava persone in difficoltà economica offrendo loro 12mila euro in contanti, seimila subito e seimila dopo il matrimonio, assicurando di pagare anche l’albergo per il soggiorno a Ho Chi Minh e il biglietto areo di ritorno (di questi aspetti si occupavano le due donne arrestate).

Il matrimonio di comodo costava ai cittadini vietnamiti molto di più: la cifra da sborsare sembrerebbe aggirarsi intorno ai 70mila euro.

Cinque i matrimoni contestati (il sesto, quello del bisognoso tenuto d’occhio dalla Squadra Mobile, è saltato perché l’uomo avrebbe voluto subito tutti i 12mila euro).

Le due donne e l’uomo che cercava alla mensa della Caritas persone disposte a sposarsi per soldi, sono stati accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato e rischiano dai 10 ai 15 anni di carcere.

Dovranno pagare anche una maxi multa di 15mila euro. Anche gli italiani che si sono prestati a questo affare rischiano dai 5 ai 15 anni. I permessi di soggiorno rilasciati dopo i matrimoni saranno revocati. —



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