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Vertenza Comer con il trasferimento il 94% dei lavoratori a rischio dimissioni

Da.Al.
Vertenza Comer con il trasferimento il 94% dei lavoratori a rischio dimissioni

I dati emergono da un questionario compilato dai dipendenti Ieri la presentazione da parte dei sindacati Fiom e Uilm

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Sono 84 i dipendenti della Comer che rischiano di essere costretti a dimettersi se l’azienda fosse trasferita a Reggiolo. A tutti gli effetti, per i sindacati, si tratta di un licenziamento «non dichiarato», cioé indotto. Il numero risulta dal test compilato dai lavoratori in protesta dello stabilimento di Corte Tegge. Su 89 dipendenti che hanno risposto al questionario, fa sapere la Fiom-Cgil, è quasi pari al totale il numero di coloro che ritengono incompatibile il trasferimento a Reggiolo con la gestione della famiglia e dei figli.

I dati emersi dal questionario sono stati presentati ieri, davanti ai cancelli dello stabilimento di Cavriago, dai rappresentanti di Fiom-Cgil e Uilm-Uil. I sindacalisti Simone Vecchi (Fiom) e Jacopo Scialla (Uilm) hanno così stigmatizzato le maggiori problematiche che emergono dal trasferimento nello stabilimento a Reggiolo. Il questionario è stato compilato da 89 dipendenti (molti impiegati sono in cassa integrazione) di cui 83 sono operai, 3 impiegati e altri 3 non hanno specificato.

È emerso che l’età media di questi lavoratori è di 45 anni, la loro anzianità media di lavoro alla Comer di Cavriago è di 17 anni; 47 di loro (53%) hanno figli. I dipendenti con figli minori di 14 anni sono il 30% (27) invece quelli che assistono genitori anziani sono il 28% (25). Ad avere più in generale obblighi di cura sono il 56% (50) di chi ha compilato il questionario, il 35% (31) ha più di 50 anni. A risiedere in Val d’Enza, inoltre, sono il 31% (28), mentre un 8% (7) risiede nei comuni montani, cioé a oltre 60 km da Reggiolo, e il 47% (42) a Reggio Emilia, a 40 km da Reggiolo. Solo il 6% (5) risiede nei comuni della Bassa reggiana, decisamente più alla portata dell’altro stabilimento. Perché, oltre alle problematiche legate alla gestione della famiglia emerge un altro punto critico, quello dei chilometri giornalieri che gli operai dovrebbero affrontare con il trasferimento.

I dipendenti che dichiarano che per raggiungere lo stabilimento di Reggiolo devono fare 100 km al giorno (andata e ritorno) sono il 33%. La percorrenza media per raggiungere il posto di lavoro in questo caso è di 90 km (45 + 45 al giorno) che, in un anno, diventerebbe 19.620 chilometri. Contro la situazione attuale di 24 chilometri giornalieri e 5232 all’anno.

Se il posto di lavoro fosse spostato a Reggiolo il 91% dei dipendenti dichiara che si troverebbe ad affrontare un incremento superiore ai 50 chilometri del proprio percorso giornaliero. Per i lavoratori con figli si tratterebbe invece di un aumento di 70 chilometri.

Infine, solo un lavoratore ha affermato di volersi trasferire a Reggiolo, mentre 88, cioé il 99% di chi ha compilato il test, invece non lo vogliono affatto. E se il 94% (84) ritiene incompatibile il trasferimento con elevato rischio di dimissioni, solo per il 6% (5) esso è compatibile e dunque il rischio di dimissioni è definito scarso.

«A causa dell’aumento del tempo di permanenza fuori casa – sottolineano i sindacati – non sarà più possibile portare i figli a scuola o andare a prenderli all’uscita. Stesse problematiche per chi assiste persone non autosufficienti». Le dimissioni indotte dal trasferimento, puntualizzano, sono a tutti gli effetti un licenziamento non dichiarato. —

Da.Al.

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