Appalti e tangenti, la Ivm era la centrale
Rubiera, inchiesta Atm, le indagini a Milano coinvolgono anche l’impresa reggiana. Arrestati 13 tra dirigenti dell’azienda pubblica e manager privati
RUBIERA. Soldi e benefit in cambio di appalti pubblici. O meglio, in questo caso di subappalti, per lavori, in particolare, sulle linee della Metropolitana di Milano. Che la Ivm srl di via Salvaterra 27 a Rubiera, società poi messa in liquidazione, otteneva grazie a un rapporto privilegiato e ben remunerato con un dirigente di Atm, società del Comune di Milano che gestisce il trasporto pubblico. Molto è passato dalla società con sede a Rubiera, secondo quanto contenuto nelle 450 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dai magistrati del tribunale di Milano, su indagini della Guardia di finanza, e che ha portato all’arresto di 13 tra dirigenti dell’azienda pubblica e manager di società private, accusati a vario titolo di corruzione propria, turbativa d’asta, peculato, abuso d’ufficio e falso in atti pubblici. Almeno stando ai risultati dell’indagine il cui cardine sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali, grazie alle quali sono emersi «importanti elementi di colpevolezza» su appalti affidati da ottobre 2018 a luglio 2019.
Tre i protagonisti della tranche di indagine che ha riguardato la società reggiana: Paolo Bellini, 55 anni, originario di Suzzara, dirigente Atm, responsabile dell’Unità amministrativa tecnica complessa sugli impianti di segnalazione e automazione delle linee del Metrò di Milano 1, 2, 3 e 5; Sergio Vitale, 59 anni, originario di Casoria, in provinciale di Napoli, residente a Rubiera, amministratore unico di Ivm; Domenico Benedetto, anche lui 59 anni, originario di Bucciano a Belluno, dove risiede tutt’ora, responsabile commerciale della società reggiana, che operava nel settore ferroviario e metropolitano.
Cosa accadeva, secondo le indagini milanesi? Che «intorno a Bellini e alle società Ivm, poi trasformatasi in Mad System srl, occultamente dirette dal funzionario pubblico infedele», si sarebbe sviluppato un sistema di metodica alterazione delle gare indette da Atm. D’altro canto, lo dice esplicitamente anche Bellini in una delle centinaia di intercettazioni finite nell’ordinanza: «Io ho la garanzia che chiunque di questi venga mi darà il lavoro ... Vabbè, voi sapete che io ho una società, sono socio occulto, chiamiamolo così, della Ivm che adesso si chiama Mad, dove in tutti questi anni abbiamo costruito con Benedetto (Domenico, ndr) la cosa e, ad esempio, loro mi fanno tutta la manutenzione degli impianti di segnalazione di tutte le quattro linee metropolitane». E per chiarire ulteriormente Bellini spiega: «Sai perché si chiama Mad? Perché l’Ivm ha fatto un “buco” di 300.000 euro, siamo nella merda con la Finanza».
Molti i “rapporti” intrattenuti, secondo le risultanze dell’inchiesta, da Bellini con i dirigenti Ivm: dalle bollette dei cellulari pagate dalla società per oltre 4.500 euro; una “liquidazione” da 10-12.000 euro quando la Ivm ha cessato l’attività e cose più sostanziose, come la promessa di spartizione del guadagno derivante dall’appalto per la rimozione delle porte di banchina del metrò per il quale Mad System si era fatta avanti. O le consulenze a Vitale, con informazioni di prima mano, per accaparrarsi appalti Atm fino a fare assumere il figlio di Vitale, Giuseppe, in Atm come esperto in segnalamento, grazie a una procedura selettiva pubblica decisamente alterata grazie a informazioni, prima, e alla diretta partecipazione di Bellini al secondo colloquio, poi.
Complessivamente, oltre agli arrestati, sono state 30 le persone indagate e 8 gli appalti finiti nel mirino della Finanza . Nella sua attività di dirigente pubblico infedele, a Bellini, scrivono i magistrati, «sono state registrate promesse in denaro pari a 125.000 euro».
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