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L’ASSEMBLEA DEL PARMIGIANO REGGIANO 

Il Consorzio compra 320 mila forme e limita le quote di produzione

Luigi Vinceti
Il Consorzio compra 320 mila forme e limita le quote di produzione

Approvato il bilancio del 2019 con uno sguardo al futuro Bertinelli: «Dobbiamo ripristinare l’equilibrio del mercato»

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REGGIO EMILIA

Giornata importante, quella di ieri, per il mondo del Parmigiano Reggiano. Ben 166 rappresentanti di 335 caseifici (il 51,3% degli associati) si sono ritrovati in mattinata ad analizzare l’andamento del mercato e le prospettive future collegandosi in video conferenza. Un inedito negli oltre 80 anni di storia del Consorzio, un intermezzo al lavoro quotidiano che per gli operatori inizia abitualmente ancor prima del sorgere del sole.

Il consuntivo del 2019 è confortante e non a caso è stato approvato a larga maggioranza con il 96% di voti a favore, registrando solo 8 contrari e 25 astenuti. Ciò che preoccupa è invece l’annata 2020 per la quale il Consorzio ha prefigurato maggiori investimenti in marketing e comunicazione per sostenere lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero e un ripristino delle condizioni di equilibrio del mercato.

L’attività del settore non è semplice. Nei momenti di calo produttivo i prezzi riprendono e ciò rilancia la ripresa ma quando la produzione aumenta troppo, il mercato inizia a flettere originando nervosismo. Il fatto è che i prezzi si riferiscono alla produzione di un anno prima, quando le previsioni erano spesso ben diverse. Si discute così di speculazioni, ostacoli all’export, produttività che si discosta dalla domanda. Il mercato reagisce inoltre, ad esempio, se la differenza dal Padano, è di 1,5/2 euro. Serve dunque il coraggio di guardare a nuovi parametri con adeguate azioni comunicative, puntando all’export e ai consumi interni.

Nel 2009 il quadro negativo venne compensato dal ritiro di 100 mila forme da parte del ministero (e di una analoga quantità di Padano). Quasi altrettanto si fece nel 2014. E ora? Occorre parlare di sostenibilità. Dop non è un diritto acquisito ma una fonte di successo economico che richiama vicinanza, emozioni, storie di persone e di valori che vanno coltivati e comunicati. Si deve rapportare la produzione massima a ciò che il territorio può sopportare. Nel 2019 c’è stato un incremento produttivo di 54.498 forme (1,47%) arrivando a 3.754.193, ma da ottobre il trend positivo degli ultimi tre anni si è invertito in concomitanza con la Brexit e l’introduzione dei dazi americani. Poi è arrivato il lockdown che ha rinchiuso tutti in casa e quindi ridotto le vendite sui canali horeca (ristoranti, alberghi, ecc.). Inoltre sono aumentati Grana Padano e formaggi “bianchi”; normale che la lunga stagionatura possa incappare in imprevisti.

«La contrazione delle marginalità – ha osservato il presidente Nicola Bertinelli – preoccupa i caseifici che negli anni scorsi hanno vissuto un periodo felice, sia per la produzione sia per i prezzi. Ora l’obiettivo è il ripristino delle condizioni di equilibrio del mercato. Il Consorzio acquisterà dai propri caseifici 320 mila forme suddivise fra le produzioni dell’ultimo quadrimestre 2019 e il primo 2020. E mentre si ridurrà l’offerta si sosterrà anche la selezione della qualità. Le forme verranno fatte stagionare più a lungo e rimesse in vendita progressivamente in base alla remunerazione e alla penetrazione sui mercati. Infine il Consorzio limiterà le quote di produzione per il triennio a venire e si varrà delle misure nazionali previste dal decreto rilancio. Azioni che si legano ad un rafforzamento delle tutele sui mercati internazionali, ad azioni di controllo e vigilanza, all’introduzione del nuovo disciplinare di produzione ed aggiornamento del Piano di regolazione dell’offerta». Il piano è pronto: si spera di veder presto i risultati. —





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