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Stop riesumazioni sulle morti sospette La Procura decide per la sospensione

Evaristo Sparvieri
Stop riesumazioni sulle morti sospette La Procura decide per la sospensione

Notificato l’atto ai Comuni interessati dall’operazione  Gli scavi dovevano svolgersi anche a Sant’Ilario e Cavriago

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA

L’atto è stato notificato agli uffici comunali ieri, intorno alle 7.30 del mattino. Non solo a Montecchio, ma anche a Sant’Ilario. La notifica non sarebbe stata consegnata invece a Cavriago, dal momento che ieri gli uffici comunali erano chiusi per la festa patronale di San Giovanni Battista. Riesumazioni sospese. È questo il sintetico messaggio contenuto nell’atto inviato dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulle 15 morti sospette avvenute nella Casa della carità “San Giuseppe” di Montecchio.

Morti sospette, che ufficialmente non risultano decedute per il Coronavirus, ma su cui gli inquirenti nutrono dubbi sulle cause all’origine del decesso. Di qui l’indagine, per far luce se esista o meno un nesso con il Covid e se vi sia un nesso causale fra i decessi stessi e l’applicazione o meno delle disposizioni anti-Coronavirus all’interno della Casa della Carità. Nell’atto consegnato agli uffici tecnici dei due Comuni non sono specificate le cause della sospensione, né sarebbero state indicate ulteriori eventuali date per un rinvio.

Il documento è stato notificato a quelle amministrazioni nei cui cimiteri sarebbero dovute avvenire le riesumazioni. Non solo Montecchio, dunque, dove ne erano previste sei. Ma anche a Sant’Ilario, dove ne erano previste altre quattro. Altre riesumazioni erano state annunciate a Cavriago. Comuni nei quali si stavano già predisponendo le chiusure dei cimiteri, dal momento che alcune operazioni erano in programma già da ieri. Poi il cambio di programma, notificato anche ad alcuni difensori delle parti lese, alcuni dei quali hanno già provveduto a nominare i propri periti.

Nell’inchiesta hanno ricevuto avvisi di garanzia don Angelo Orlandini (60 anni, presidente della Casa della carità, residente a Montecchio, difeso dal legale Emilio Stagnini), Fabrizio Bolondi (54 anni, direttore, di San Polo) e Beatrice Golinelli (47 anni, coordinatrice, di San Polo) sono assistiti dall’avvocato Nino Ruffini, mentre l’avvocato Andrea Tedeschi tutela Andrea Muzzioli (modenese 51enne, responsabile prevenzione e sicurezza per i dipendenti) e Paolo Formentini (medico del lavoro 68enne di Reggio). Le imputazioni sono omicidio colposo, nonché delitto colposo contro la salute pubblica.

Sulle riesumazioni, questa mattina l’avvocato Nino Ruffini – ma anche altri difensori starebbero percorrendo la stessa strada – depositerà richiesta di incidente probatorio, nell’ambito di un “passaggio” delle indagini non indifferente. Il pm Piera Giannusa – che sta coordinando i delicati accertamenti dei carabinieri del Nas di Parma, guidati dal maggiore Gianfranco Di Sairo – vuole infatti proseguire con un accertamento tecnico irripetibile e ha già nominato come consulente il medico legale ferrarese Alessandra Bergonzini, che si avvarrà anche della professionalità di un altro medico legale e di un infettivologo per affrontare le autopsie. Se si innescherà un incidente probatorio, invece, sarebbe il giudice a nominare un perito (sempre il magistrato stenderebbe anche i relativi quesiti da sottoporre al professionista), mentre pm, difese e parti offese possono nominare i rispettivi consulenti.

Sulle riesumazioni, in particolare su quella del vescovo emerito Giovanni Paolo Gibertini – deceduto ad aprile proprio alla Casa della carità di Montecchio all’età di 97 anni – ha espresso la propria contrarietà il vescovo Massimo Camisasca, affermando che «a nome della Chiesa reggiano-guastallese non può esimersi dal dirsi contrariato e molto perplesso per la decisione».

Secondo Camisasca, «il vescovo Paolo, come tutti sanno, era ricoverato presso la struttura da molti anni ed era malato e debilitato a causa dell’anzianità da molto tempo». Da Camisasca è stata espressa fiducia nella magistratura, ma anche «piena solidarietà a don Angelo Orlandini, parroco di Montecchio e presidente della Fondazione», rinnovando «la propria stima nell’operato di Fabrizio Bolondi, direttore della Fondazione, della dirigente Beatrice Golinelli, di Andrea Muzzioli, responsabile del servizio di prevenzione e di protezione e di Paolo Formentini, medico del lavoro». —

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