Gazzetta di Reggio

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Vivono alle ex Reggiane e spacciano Arrestata la “banda dei gambiani”

Rebecca Poluzzi
Vivono alle ex Reggiane e spacciano Arrestata la “banda dei gambiani”

Dieci sono in carcere, uno è sparito: documentate 100 cessioni di droga, più di 50 i sequestri di varie sostanze

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REGGIO EMILIA

Prontezza, collaborazione ed efficacia. Sono alcuni degli assi nella manica che la polizia reggiana ha calato nell’operazione “Piazzale Europa”, atto conclusivo di una complessa indagine per spaccio di stupefacenti iniziata nell’estate del 2019 e terminata con il definitivo smantellamento del giro illegale. L’intervento della polizia locale, scesa in campo con 30 unità tra uomini e donne sia in divisa che in borghese, ha preso il via all’alba di mercoledì e, in meno di 48 ore, ha conseguito l’obiettivo di sradicare il sistema di vendita illecita operato da un gruppo di cittadini gambiani nell’area del parcheggio e del terminal bus della stazione centrale.

Per gli spacciatori, di età compresa tra i 21 e i 28 anni, che vivono negli spazi delle ex Officine reggiane, base d’appoggio per la rete di spaccio, è scattata l’esecuzione di 12 provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari Andrea Rat, che prevedono nello specifico undici misure di custodia cautelare in carcere e, per il dodicesimo, il divieto di dimora. La polizia ha così individuato e arrestato sette persone, mentre altre tre risultavano già in carcere per i reati di spaccio e rapina: a loro è stato semplicemente notificato l’avvenuto provvedimento di misura cautelare.

Per un membro del gruppo, fuori città oramai da tempo, sono scattate le ricerche e per un ultimo, dato il suo ruolo marginale, è stato riconosciuto il divieto di dimora presso il nostro comune.

Un successo, quello conseguito dalla Municipale, frutto di un lungo percorso di indagine nato dal progetto “Scuole Sicure”, approvato nel maggio 2019 dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica unitamente al sostegno del prefetto di Reggio Emilia, che ha permesso di affiancare alle consuete modalità di raccolta prove un connubio di osservazioni dirette, sistemi di registrazione video e documentazioni fotografiche. Come sottolinea il comandante della polizia locale, Stefano Poma, proprio l’ausilio di cineprese, video e foto è stata la chiave vincente: «Grazie all’osservazione capillare e quotidiana, siamo riusciti a dimostrare che non si trattava di soggetti possessori di piccole quantità di droga a consumo personale, bensì di un sistema di spaccio ben collaudato, composto da spacciatori, membri del gruppo appostati in vedetta e nascondigli segreti, tra i più frequenti alberi e auto. Sono molto soddisfatto del lavoro compiuto, perché il risultato ottenuto partendo da un progetto di tutela per i ragazzi ma diventa oggi un traguardo per tutta la città».

Un’indagine dalla straordinaria efficacia che, oltre alle dodici misure cautelari, ha permesso di documentare oltre 100 cessioni di stupefacenti, eseguire più di 50 sequestri di droga, segnalare altrettanti acquirenti alla prefettura, tra i quali diversi studenti minorenni e ricostruire 1700 cessioni di droga tramite la testimonianza degli stessi consumatori.

La misura restrittiva ha raggiunto dodici gambiani, senza fissa dimora: Lamin Bayo (20enne), Mohammed Camara (di 21 anni), Arthur Dimex (24enne), Ebrima Sillah (23 anni), il ventenne Momodou Dodou Taal, Modou Njie (22enne), Alagie Ceesay (24 anni), Yusupha Mboob (25enne), Modou Lamin Hydara (22enne), Mbake Manjang (26 anni), Modou Lamin Tamba (28ennne) e il 23 enne Sanna Sow.

Nove di questi sono già comparsi – ieri mattina – davanti al gip Andrea Rat che, con la sua ordinanza, ha applicato le misure cautelari su richiesta del pm Giulia Stignani. Interrogatori di garanzia che si sono tutti conclusi con un nulla di fatto, perché i nove gambiani si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. In aula sono stati assistiti dai legali Elena Ravelli, Caterina Caldarola, Gisella Mesoraca e Franco Beretti. —



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