Gazzetta di Reggio

Reggio

L’INCHIESTA A MONTECCHIO 

«Dobbiamo far sentire la stima e l’amicizia, non bisogna stare zitti»

Daniela Aliu

L’assessore Aleotti difende chi lavora alla Casa della carità «Sono certo che non ci sono responsabilità da parte loro»

3 MINUTI DI LETTURA





MONTECCHIO

L’assessore alle Politiche sociali, Associazionismo e Sanità di Montecchio, Bruno Aleotti, ha affidato al proprio profilo Facebook il suo pensiero in merito all’inchiesta alla Casa della carità di Montecchio, che vede indagate cinque persone per le sospette morte da Covid. «Ho lasciato passare qualche giorno, per poter parlare della vicenda in modo sereno, anche se con il cuore spezzato da una vicenda dolorosa, che ha visto la casa al centro di questa tragedia che ha colpito pesantemente Montecchio. Il mio primo pensiero va alle persone decedute (non solo nella Casa) e ai loro familiari».

L’assessore ricorda i momenti che, per anni, ha dedicato agli anziani lavorando in corsia (incarico lasciato un anno per diventare assessore). «Ricordo le nottate con il compianto amico Enzo Golinelli, a cercare di far quadrare i conti della struttura, per non alzare troppo le rette – continua – Ricordo le testimonianze di tante persone che qui hanno trovato una casa che li accoglieva e li faceva sentire ancora amati e benvoluti. La struttura pur tra le mille difficoltà, anche strutturali, ha sempre risposto positivamente rispettando le regole, adeguando i protocolli per garantire il servizio necessario, ma poi è arrivato il Covid. La Casa è stata colpita duramente, fin dai primi giorni, pur chiudendo immediatamente gli accessi. Una lotta contro un male sconosciuto, che ha falcidiato il personale, ridotto allo stremo, e colpito le persone più fragili. È stata una battaglia, alla ricerca di sussidi che non si trovavano, a rimpiazzare il personale in malattia (missione impossibile) e a cercare soluzioni che non si conoscevano. I tamponi nel privato non si facevano e sono arrivati quando ormai era tardi, come anche l’allontanamento di alcuni pazienti positivi».

«Il direttore e la Raffaella – continua – sono stati colpiti pesantemente, Beatrice ha dovuto fare di tutto per sopperire alla mancanza di oss e infermieri, scendendo in corsia per rimpiazzare le assenze. Il personale sanitario e le suore hanno continuato a lavorare in modo stoico. Queste sono le persone che hanno lottato in trincea, per affrontare il problema senza nascondersi o scappare, questi sono i nostri angeli. Sono certo che la magistratura (a cui va tutta la mia fiducia) appurerà che non ci sono state responsabilità riconducibili a loro, anche se le tracce della vicenda lasceranno un solco indelebile nella loro vita. Come comunità ci stringiamo ai nostri fratelli: dobbiamo fare sentire la nostra voce, la nostra vicinanza, devono sentire il nostro grazie per quello che hanno fatto e ci auguriamo continueranno a fare per tutti noi. Non è il momento del silenzio ma dobbiamo fare sentire la nostra stima ed amicizia. Grazie Bea, grazie Fabrizio e un grazie immenso a don Angelo Orlandini, grazie a tutti infermieri e operatori a voi tutti la mia stima e affetto. Invito tutti a ricercare la verità e a non condannare senza conoscere. A distruggere le cose ci vuole un secondo, per ricostruirle ci vogliono decenni». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google