«Mogli e dieci figli erano trattati come schiavi»
Boretto, confermate in Appello le condanne ai tre mariti violenti. La parte civile: «Sforzi encomiabili del servizi sociali per le vittime»
BORETTO. La corte di appello di Bologna ha di recente confermato le condanne (per due imputati a 2 anni e 8 mesi e una da 4 anni e 4 mesi) nei confronti di due fratelli e un cugino (rispettivamente un 37enne, il fratello 48enne e un loro cugino 50enne, tutti di origine pakistana) alla sbarra con gravissime accuse per i continui pestaggi e maltrattamenti a mogli e dieci figli minori (il 37enne anche per violenza sessuale).
I tre pakistani sono stati giudicati con rito abbreviato: attualmente sono agli arresti domiciliari, ma con la possibilità di poter lavorare). Due gli avvocati di parte civile presenti al processo: l’avvocatessa Valeria Miari (che tutela tutti i minorenni) e il legale Simone Servillo (in rappresentanza del Comune di Boretto). Confermato pure il risarcimento da parte dei tre imputati dei danni alle parti civili, a cui spettano 10mila euro a testa (i dieci minori e l’ente pubblico) come anticipo sulla liquidazione definitiva. Provvisionale rimasta sinora lettera morta.
Al di là del lato giudiziario, questa vicenda resta contrassegnata da grandi sofferenze. Madri e figli sono seguiti dai servizi sociali e vivono protetti in una comunità: non possono essere avvicinati dai mariti violenti. Ma non è tutto, come spiega efficacemente l’avvocatessa Miari: «Pur essendo anni che assisto minori vittime di reato, questo è un caso veramente drammatico – rimarca il legale di parte civile – a causa della situazione di totale soggezione di queste tre donne, venute in Italia dopo matrimoni combinati e qui trattate come schiave, e di questi dieci bambini, anche piccolissimi, ingiuriati e picchiati quotidianamente per un nonnulla, costretti ad assistere alle percosse subite dalle loro madri: nella loro breve vita, hanno visto solo violenza. La sentenza di conferma della condanna è giusta, ogni richiesta di riduzione della pena non poteva trovare accoglimento, viste la modalità delle condotte, la frequenza e il numero di anni in cui sono state poste in essere. Aggiungo che il lavoro che stanno facendo i servizi sociali, in silenzio e nonostante il clima di caccia alle streghe in cui si trovano ad operare, è encomiabile e va riconosciuto. Se c'è una speranza – conclude – per un mutamento culturale che faccia si che situazione come queste non si ripetano più, è solo grazie a questi sforzi».
Le indagini dei carabinieri – coordinate dal pm Maria Rita Pantani – erano state avviate a seguito di una segnalazione dei servizi sociali e avevano accertato che i tre, istigandosi reciprocamente, maltrattavano le loro mogli conviventi in presenza dei figli e gli stessi minori con continue vessazioni fisiche e psichiche. In particolare si lasciavano andare a eccessi d’ira, lesinavano i medicinali, urlavano per un nonnulla, colpivano anche più volte al giorno i figli con schiaffi e le mogli con pugni alla testa usando anche sedie, scarpe, bastoni e altri oggetti . Un inferno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
