Doppio arresto in albergo poi la scoperta in collina della raffineria di droga
Reggio EMilia, nel laboratorio trovati 10 chili fra marijuana e hascisc dall’alto principio attivo. La difesa: «È un equivoco si tratta di canapa legale»
REGGIO EMILIA. Stavolta l’operazione antidroga parte da lontano, specificatamente da Lecce. Il blitz èpoi avvenuto sabato all’alba, in un albergo della nostra città. I finanzieri di Lecce, con l’ausilio dei colleghi reggiani, irrompono nella camera, la perquisiscono ma non trovano nulla.
Nell’albergo hanno messo nel mirino due persone (40-50enni) che sono a Reggio Emilia per lavoro.
Le Fiamme gialle trovano successivamente però la droga in un’abitazione – sulle colline reggiane – che si rivela un efficiente laboratorio-raffineria. E qui di stupefacenti ve ne sono parecchi, oltre dieci chili fra marijuana e hascisc.
E secondo quanto ricostruito dai finanzieri, gli stupefacenti – in quel laboratorio – vengono raffinati per arrivare ad un prodotto con un principio attivo (tecnicamente battezzato thc) decisamente più elevato ed intenso, con relativo costo ben maggiore sul mercato dello spaccio.
Scatta così l’arresto per i due italiani, con l’accusa di produzione e detenzione ai fini di spaccio. E parallelamente i finanzieri pugliesi provvedono a far analizzare la droga recuperata, il che avrebbe rivelato la concentrazione di thc superiore a quella permessa dalla normativa in materia.
Dopo due giorni in carcere alla Pulce, ieri mattina i due indagati hanno affrontato l’udienza di convalida dell’arresto. Entrambi – assistiti dall’avvocatessa fiorentina Chiara Bentivegna – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
L’arresto viene convalidato dal gip Andrea Rat. Relativamente alla misura cautelare, la Procura richiede il carcere per entrambi, mentre la difesa punta su una misura meno afflittiva.
Una richiesta difensiva accolta dal gip Rat che scarcere i due indagati, mettendoli agli arresti domiciliari (uno a Varese e l’altro a Lecce).
Al termine dell’udienza il difensore parla con i cronisti di equivoco.
«Si tratta di una situazione molto sfumata – entra nel merito l’avvocatessa Bentivegna – e credo che i finanzieri si siano fatti un’idea sbagliata sui miei assistiti. Aspettiamo di poter accedere agli atti una volta che le indagini che appaiono di ampio raggio, siano concluse. Alla luce di quanto emergerà, valuteremo se sia applicabile la normativa sul trattamento della canapa legale. Innanzitutto vogliamo che sia analizzata la sostanza, in modo da quantificare il principio attivo e poter chiarire questa situazione. Riteniamo – conclude il legale fiorentino – che non vi sia rilevanza penale, ma un nodo da affrontare sul piano amministrativo». —
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