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L’Unione non si riunisce Le minoranze scrivono al prefetto

Da. Al.

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Val d’Enza

Le minoranze dell’Unione Val d’Enza hanno scritto al Prefetto sottolineando che il presidente non convoca il consiglio dell’Unione dal 13 febbraio. La nota porta la firma di Paolo Savina, Carlo Bronzoni, Alberto Iotti, Alfredo Gennari, Valterio Ferrari e Natascia Cersosimo.

«Il consiglio dell’Unione dei comuni – hanno spiegato – non si riunisce dal mesi, nel frattempo in questa situazione di emergenza sanitaria ed economica, l’assenza di momenti di confronto, anche in forma digitale, ha impedito qualsiasi condivisione delle azioni da intraprendere in un momento in cui la politica dovrebbe essere unita nelle scelte. L’emergenza Covid ha trasformato la giunta, formata dagli otto sindaci dei Comuni dell’area, in una sorta di direttorio, avulso dal confronto democratico e istituzionale, aumentando la preoccupazione sulla gestione della nostra Unione dei Comuni». Le minoranze hanno raccolto le firme di un quinto dei consiglieri e hanno chiesto, i primi di giugno, che venisse convocato il consiglio per trattare argomenti «che sono fondamentali – scrivono – per le scelte del futuro: orientamenti in merito alle politiche di bilancio previsionale e consuntivo per fare fronte alla emergenza economica legata al Covid; analisi di quanto successo nelle strutture protette per anziani sia pubbliche che private con finalità di conoscenza e prevenzione per il futuro». «A questa richiesta – proseguono – trascorsi i 20 giorni di legge non è stato dato riscontro né dal presidente dell’Unione Franco Palù né dalla giunta, dimostrando uno scarso senso istituzionale e di rispetto verso i diritti dei gruppi di opposizione. Il Consiglio è l’organismo di indirizzo politico-amministrativo ed è regolamentato da uno statuto votato da tutti. La mancata risposta è uno sfregio a tutte le regole della democrazia se consideriamo che l'unione gestisce il servizio sociale e la sicurezza in tutta la Val d’Enza, un’Unione colpita prima dallo scandalo sulla polizia municipale e poi da quello sugli affidi. Avremmo voluto discutere con la giunta dell’avanzo di oltre un milione di euro previsto – concludono – e di come utilizzarlo a favore dei cittadini, dei Comuni e delle categorie economiche, ma evidentemente i sindaci non lo ritengono possibile. Per questa ragione ci siamo rivolti al Prefetto, affinché ristabilisca le regole e convochi, previa diffida, il consiglio nel rispetto del confronto democratico». —

Da. Al.

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