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Tra Reggio e Modena una grande alleanza per salvaguardare il lambrusco emiliano

Tra Reggio e Modena una grande alleanza per salvaguardare il lambrusco emiliano

Dai tre cda il primo ok per la fusione in un maxi consorzio Frascari: «Basta con i campanili a beneficio dei nostri vini»

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REGGIO EMILIA

I tre storici campanili del Lambrusco emiliano verranno idealmente abbattuti per creare una corazzata unica in grado di sfidare ancor meglio i mercati di tutto il mondo. Lo hanno deciso pochi giorni fai tre consigli di amministrazione dei consorzi di Reggio e Modena, che hanno dato parere favorevole, all’unanimità, per fondersi. A settembre sarà l’assemblea plenaria di tutti i soci a dover sancire poi la definitiva incorporazione nell’unico Consorzio di Tutela del Lambrusco Doc.

Si tratta della prima ma già decisiva tappa del percorso che porterà alla nascita di un unico grande Consorzio, tra Modena e Reggio Emilia, in grado di rappresentare e valorizzare le tante denominazioni di origine di uno dei più popolari e famosi vini italiani nel mondo: il Lambrusco.

A dare il “la” sono stati gli organi direttivi dei consorzi del Lambrusco di Modena, quello dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa e quello dei Vini del Reno Doc.

«Il Lambrusco è indubbiamente, nei numeri, uno dei vini immagine dell’Italia. È un grande universo rappresentato da differenti vitigni, territori e colori. Questa diversità, che ci contraddistingue e rappresenta, dobbiamo trasformarla anche in una grande ricchezza per tutti i produttori che contribuiscono a renderla viva ogni giorno» commenta Giacomo Savorini, direttore dei Consorzi che oggi tutelano il vino lambrusco. «Penso che questo primo passo verso un unico soggetto consortile a tutela del Lambrusco a denominazione di origine controllata ci consenta di poter raggiungere, finalmente, l’obiettivo di poterci rivolgere, agli occhi del consumatore finale, in modo coeso e uniforme, valorizzando ancora meglio le singole ricchezze delle diverse denominazioni».

Attesa quindi per il parere finale dei soci in assemblea. «Non si tratta di un’operazione che intende perseguire un risparmio di costi» sottolinea Claudio Biondi, presidente del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena. «La fusione per incorporazione avviene tra soggetti che già da alcuni anni hanno messo a fattor comune, condividendoli, tutti i rispetti servizi amministrativi, tecnici e direzionali. Ora si tratta, invece, di fare un ulteriore passo in avanti, per condividere altri fattori, a partire dalle strategie di comunicazione ed a progetti di promozione internazionale».

«Vogliamo andare oltre i singoli campanilismi territoriali che hanno segnato la storia del passato» aggiunge Davide Frascari, presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Doc Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa. «Ora devono essere messi da parte per lasciar spazio ed un’unione di intenti che consentirà a tutte le denominazioni del Lambrusco trarne grande beneficio».

Il futuro nuovo Consorzio Tutela Lambrusco rappresenterà circa 1,3 milioni di quintali d’uva, per la stragrande maggioranza di Lambrusco, anche se includerà altri vitigni. Se da una parte rimarrà l’assoluta indipendenza decisionale delle singole denominazioni rappresentate dal nuovo Consorzio, dall’altro ci sarà una stretta collaborazione con il Consorzio Tutela Emilia, associazione interprofessionale che tutela e valorizza l’Igp “Emilia” o “dell’Emilia”.

Tutti i consociati, ora, hanno due mesi di tempo per interrogare i relativi consorzi in merito alla fusione per incorporazione in vista del voto di settembre. —

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