Un fine settimana da tutto esaurito Sull’Appennino sembra già agosto
Migliaia i visitatori, presi d’assalto gli impianti di risalita Zampolini: «Ci voleva dopo un inverno senza lavoro»
Adriano Arati
VENTASSO
Un sabato e domenica «degni di agosto». È stata una fine di giugno affollatissima, quella vissuta dall’Appennino reggiano da venerdì e domenica. Migliaia di visitatori, arrivati dalla provincia così come dalle Regioni confinanti (Toscana e Liguria), hanno cercato rifugio dal caldo e dalle distanze ristrette fra sentieri, boschi, laghi e vette, puntando sui principali centri turistici del Crinale, ormai tutti pienamente operativi dopo mesi di inattività forzata.
Per quanto riguarda le località più note, Cerreto Laghi e Febbio erano già partite da alcune settimane, sabato 27 giugno si è unito anche il Ventasso, con la riapertura della locanda chiusa da parecchi mesi e del parco giochi, in attesa di ripristinare anche la struttura multifunzionale di appoggio agli impianti.
Dall’area partono parecchi sentieri verso la sommità del monte, oltre alla carraia che in pochi minuti porta al bellissimo lago Calamone, con il suo rifugio Venusta.
Per rimanere sulle vette, il pienone l’hanno fatto le altre due stazioni più note, Cerreto Laghi e Febbio, anche grazie alle due seggiovie che portano vicino a quota duemila.
A Febbio, a ridosso del Cusna, i due impianti distinti permettono di risalire sino fino al monte più alto del territorio reggiano, con una tappa intermedia servita da un altro rifugio.
I posti delle funivie sono ridotti, per mantenere le distanze di sicurezza, ma con gli impianti in funzione a ritmo continuo il problema è decisamente arginabile.
A Cerreto Laghi, dal lago a fianco del paese l’impianto conduce alla Nuda e al rifugio La Piella, da dove si godono un panorama notevole e temperature decisamente più affrontabili.
Sempre nella zona del Cerreto, anche il lago Pranda – raggiungibile in auto senza grandi difficoltà – ha fatto il pienone, con i suoi boschi e i suoi sentieri all’ombra.
Con numeri diversi, hanno sorriso anche gran parte degli operatori di tutto il Crinale, dal Lagastrello che lambisce Parma e Massa a Civago vicino al modenese.
Per i motociclisti, una delle mete predilette è come sempre il suggestivo passo di Pradarena, snodo fra Ligonchio e Sillano, nella Garfagnana lucchese.
I confini regionali ora sono superabili senza vincoli, e questo ha dato una bella mano ad aumentare i flussi, soprattutto al Cerreto, da sempre principale piazza turistica montana per Massa Carrara e per La Spezia, ma anche il lago del Lagastrello e Pradarena ospitano incroci di viaggiatori di tre regioni, distinte, Emilia, Toscana e Liguria.
E proprio a Cerreto Laghi si arriva per un primo bilancio. «È stato un fine settimana di grandi affluenza, con numeri simili a quelli di luglio e agosto, abbiamo avuto molti visitatori sia fra gli escursionisti e i turisti di passaggio sia fra i proprietari degli appartamenti e delle case della stazione», racconta Alessandro Zampolini, conosciutissimo operatore commerciale e turistico cerretano. Un modo per respirare dopo un inizio 2020 cupissimo, per gli impianti sciistici. «Ci voleva, decisamente, dopo un inverno senza neve in cui si è potuto lavorare pochissimo sulle piste e dopo questi mesi di chiusura, proprio quando arrivava la primavera», riflette Zampolini.
Ora c’è voglia di relax e di spazi larghi dove evitare gli assembramenti.
«Qui parlo anche come negoziante di articoli sportivi, le escursioni sono l’interesse principale, ho venduto molta strumentazione per il trekking e le uscite a piedi, da noi ci sono tantissime possibilità, tanti sentieri, tanti modi diversi di percorrerli. E sono luoghi ampi: ci parlano sempre di distanziamento, qui sul Crinale gli spazi larghi non mancano, per girare» spiega.
La pandemia dunque finisce per offrire una nuova opportunità di sviluppo del turismo locale montano. La spinta che potrebbe dare nuova vita al nostro Appennino. —
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