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"Piante e piantine", la magia in scatola per le persone fragili

Roberto Fontanili
"Piante e piantine", la magia in scatola per le persone fragili

A Reggio Emilia un'iniziativa per far germogliare socialità nei diversamente abili. Donate confezioni di semi da fiori realizzate dall’artista Hu-Be per dare il "bentornato" dopo il lockdown per l'emergenza Coronaviurs

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REGGO EMILIA. In realtà sono scatole magiche da cui nascono fiori. Scatole dipinte a mano, ciascuna diversa dall’altra, che vogliono essere anche un “bentornato” alle tante persone fragili che l’emergenza Covid ha costretto a rinchiudersi in casa. E che finalmente – anche se con tante e a volte non sempre comprensibili limitazioni e vincoli – hanno potuto riprendere a frequentare i centri diurni e i laboratori socio-occupazionali a loro dedicati. Nasce dalla voglia di ritrovarsi il progetto “Piante e piantine” ideato dall’artista Emanuele Sferruzza Moszkovic, in arte Hu-Be, con l’obiettivo di stimolare le persone con disabilità che frequentano i laboratori socio-occupazionali, far sentire loro che il Covid non ha allentato i vincoli di amicizia che si sono creati e far comprendere che nessuno li ha dimenticati.

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Una scommessa che molte associazioni di volontariato e le cooperative sociali che si occupano di disabilità hanno cercato di vincere in questa fase grazie all’impegno di tanti volontari e degli educatori, a cui Hu-Be con genialità ha dato forma espressiva. A presentare ieri il progetto “Piante e Piantine” alla Polveriera assieme all’autore, sono stati l’assessore Annalisa Rabitti, il direttore del Consorzio Oscar Romero Beniamino Ferroni e Leonardo Morsiani in rappresentanza di Fcr. Un progetto nato nell’ambito di “Reggio città senza barriere” e realizzato insieme da Comune, Fcr, Consorzio Oscar Romero, La Polveriera, le cooperative L’Ovile e Coress e K-Lab. Il progetto è destinato ai circa 200 frequentatori dei centri socio occupazionali di Nessuno Escluso, Sil Progetti Collettivi, Cto e I Lab.

Si tratta di 200 scatole (altrettanti pezzi unici) dipinte a mano, una diversa dall’ altra, che contengono al proprio interno un impasto di argilla e semi da cui nasceranno fiori e piantine che ciascun destinatario potrà seminare dove più gli aggrada.

«Ma anche la scatola ha una duplice finalità – ha spiegato ieri Hu-Be – ed è quello di stimolare la fantasia dei destinatari che non sono chiamati al compito solo di seminare, ma anche ad utilizzare la parte interna della scatola come un foglio su cui disegnare la propria casa e forse anche quella dei loro sogni».

Un modo per rimettere in connessione gli spazi domestici con il fuori, con l’esterno che a molte di queste persone è mancato tantissimo. Così come è mancata la possibilità di stare insieme e socializzare.

«Questo progetto – hanno detto Annalisa Rabitti e Beniamino Ferroni – vuole essere un mezzo per sviluppare abilità concettuali, creative e manuali, e per accompagnare una graduale riconquista della quotidianità, superando le difficoltà che ancora ci sono». Una scatola magica, peraltro bella come tutte le cose magiche, che è un invito a riprendere il cammino insieme. E per capire se la magica scatolina poteva funzionare è bastato vedere la felicità negli occhi di Davide e Enza, due degli assidui frequentatori dei laboratori socio-occupazionali, mentre l’hanno ricevuta. Fino ad ora ne sono state consegnate oltre la metà, le altre arriveranno nei prossimi giorni.

Hu-Be ha anche invitato i destinatari del regalo a fare una foto al loro disegno e ad inviarlo a info@cittàsenzabarriere.re.it. Chissà che non ne nasca una mostra. —


 

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