«Mi ha violentata in una tenda alle ex Reggiane»
Reggio Emilia, piena di lividi, giovane reggiana finisce in ospedale. Arrestato un tunisino 48enne che nega: «Un rapporto consenziente»
REGGIO EMILIA. Ancora una delicata vicenda nei meandri dei capannoni abbandonati delle ex Officine Reggiane e a lanciare gravi accuse è una reggiana 32enne che si è presentata – nella notte fra venerdì e sabato scorsi – al pronto soccorso piena di lividi in viso e sulle braccia, accusando di violenza sessuale il tunisino 48enne Mohamed Ben Khalifa, conosciuto poche ore prima in via Sani, nei pressi della stazione. E proprio da quell’incontro è partito il racconto-shock della donna – ha una prognosi di 21 giorni – che ha spiegato alla polizia di aver conosciuto Mohamed in quanto presentatole quel pomeriggio da un altro tunisino. Poi il trasferimento dei tre alle ex Reggiane, nella tenda in cui il 48enne vive. Ad un certo punto l’amico comune tunisino se n’è andato. Dopo poco l’aggressione a sfondo sessuale, con l’uso della forza da parte del nordafricano.
Un incubo da cui la 32enne riuscirà a fuggire a stento e ferita, dirigendosi subito al pronto soccorso. Medicazioni, la denuncia alla questura, le indagini che scattano velocemente, coordinate dal pm Marco Marano. Sabato sera il tunisino viene individuato dai poliziotti dentro quella tenda descritta dalla donna, da qui il fermo e il trasferimento in carcere. Quattro giorni dopo – cioè ieri mattina – Khalifa dà una versione diversa dell’accaduto al gip Andrea Rat, nell’ambito dell’udienza di convalida del fermo.
Il nordafricano conferma la prima parte del racconto della reggiana, ma relativamente a quanto avvenuto nella tenda, entra nei dettagli di un rapporto sessuale consenziente, nudi, con tanto di spinelli fumati. Poi dopo il sesso, scatta un diverbio perché – a suo dire – lei s’arrabbia e s’ingelosisce perché scopre che Mohamed ha non solo una compagna ma anche una figlia piccola e non intende avere una relazione. E sempre l’indagato parla di aver reagito con uno schiaffo, perché la donna gli sputa in faccia. Il gip Rat non convalida il fermo, ma mantiene la misura restrittiva in cella. Su quest’ultimo punto si erano trovati in disaccordo il pm Marano (ha chiesto il carcere) e il difensore (l’avvocatessa Claudia Plotino) che opta per una misura meno afflittiva. Khalifa – disoccupato e senza fissa dimora, seguito dal Sert – non è un volto nuovo per la polizia: insieme a un connazionale è stato arrestato il 19 giugno con l’accusa di rapina e presto sarà processato. Ora questa brutta storia.
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