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il delitto al bar moulin rouge 

Nuovo “assalto” del pm alla perizia psichiatrica

T.S.
Nuovo “assalto” del pm alla perizia psichiatrica

Il magistrato mette in discussione la seminfermità mentale Al vaglio l’intercettazione in carcere fra l’omicida e la sorella

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REGGIO EMILIA

Si è ulteriormente inasprita la battaglia legale sul caso del marocchino 35enne Hicham Boukssid, che nell’agosto dello scorso anno si è macchiato di uno dei delitti più efferati degli ultimi anni, cioè l’uccisione con una decina di coltellate della barista cinese 25enne Hui “Stefania” Zhou per un amore malato e maturato solo nella testa del nordafricano.

E la mossa giudiziaria arriva dal pm Marco Marano che “aggredisce” la valutazione sin qui fatta sulle condizioni psichiatriche del nordafricano. Seminfermità mentale e vizio parziale di mente: così è stata valutata la posizione dell’omicida nella perizia stilata dal dottor Gianfranco Rivellini, nominato consulente tecnico d’ufficio.

Ma ora il magistrato giudicante ha chiesto – ottenendolo dal gip Luca Ramponi – un ulteriore incidente probatorio, ritenendo che la perizia psichiatrica vada integrata su due versanti: in primis il contenuto intercettato di un colloquio in carcere a Ferrara (del 5 marzo scorso) fra il marocchino e la sorella, inoltre un paio di referti psichiatrici redatti in carcere e per la Procura non presi in considerazione. Nuovo incidente probatorio a cui il difensore – l’avvocatessa Pina Di Credico – si è opposto, ritenendo queste integrazioni di nessun peso sulle condizioni psichiche del suo assistito al momento del delitto (vi sarebbe convergenza fra i periti sul vizio parziale di mente), ma tutt’al più relative alla capacità di Boukssid di stare a processo. Valutazioni difensive che non hanno convinto il gip Ramponi ed ora il 10 luglio si terrà l’ulteriore incidente probatorio. Fra l’altro, il 35enne non è più in carcere a Ferrara ma è tornato a Reggio Emilia nella struttura annessa alla Pulce e conosciuta come articolazione di tutela della salute mentale (Atsm) in cui ha intrapreso un adeguato iter terapeutico. Nel disporre il trasferimento detentivo il gip Ramponi fa riferimento alla perizia del dottor Gianfranco Rivellini (nominato consulente tecnico proprio dal giudice) che mette in rilievo due aspetti: in primis la parziale incapacità d’intendere e volere del marocchino al momento dell’assassinio, in secondo luogo l’attuale condizione psichiatrica del nordafricano che richiede una terapia mirata all’interno della struttura reggiana citata. Boukssid si è chiuso in se stesso (con il rischio che cerchi di farla finita), ricorda ben poco dell’omicidio e della latitanza, si è rifugiato nella preghiera, rifiuta i medicinali e riceve solo le visite della sorella. —

T.S.

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