«Sfida a Castelfranco Stimandoci a vicenda»
Una cosa invidiamo ai cugini modenesi: la loro tangenziale La differenza fra le due specialità c’è. È il segreto delle rezdore
LA LETTERA
Il sindaco di Rubiera (Reggio Emilia) Emanuele Cavallaro indirizza questa lettera al suo collega di Castelfranco Emilia (Modena), Giovanni Gargano.
Rubiera e Castelfranco Emilia si assomigliano molto. E devo dire che sì, c’è una cosa che invidiamo a Castelfranco, ma non è il bronzeo monumento al tortellino: è la tangenziale al paese rispetto alla via Emilia di Lepido, argomento su cui speriamo ci facciano recuperare in fretta...
Esistono punti di contatto vistosi, tra i due paesi: i portici del centro storico, la stazioncina ferroviaria, la via Emilia, il ruolo storico di “borgo franco” per difendersi dai modenesi.
Il cittadino rubierese che arrivi a Castelfranco Emilia sorriderà, poi, quando scoprirà che anche là c’è Komodo Pleasure Center, che poi sarebbe la piscina comunale - che però è così cool da non sembrarlo -. Curiosamente, quel nome fu scelto in questo ufficio a Rubiera, diversi anni fa, quando qui nacque il primo impianto “Komodo”.
So che il collega è un gran nuotatore, quindi apprezzerà senz’altro.
Insomma, si avverte una certa cuginanza e certamente esiste una certa parentela anche tra i cappelletti ed i tortellini
Decisamente insopportabile, tuttavia, è questo tentativo di subordinarli.
La nostra idea di segnare fisicamente il punto, sulla via Emilia, va proprio in direzione opposta.
Il valore gastronomico, storico ed emotivo è un concetto profondo, reale quanto soggettivo.
Il cappelletto accoglie, dice: benvenuti.
Lo ha sempre fatto nei giorni di festa, quando la tavola si allarga improvvisamente. La mancanza di pedigree documentario, anche nella sua specialità reggiana, non lo rende meno nobile nelle sue qualità: lo consegna ad una cultura popolare che è una delle chiavi del futuro.
Le carte si possono sempre fare.
Tuttavia, l’importante è capirsi: la differenza c’è.
Passa da migliaia, milioni di mani di rezdore che a un certo punto hanno girato le dita nel modo giusto.
Al loro gesto, a quell’istante di poesia che c’è nella nascita di ogni singolo cappelletto, dato al mondo per l’altrui palato, dobbiamo affetto ed riconoscenza.
Questo vogliamo rendere visibile: è proprio in questa straordinaria ricchezza fatta di diversità che sta l’eccezionale patrimonio del nostro territorio.
Ed è doveroso mettere energie nel difendere queste particolarità, che regalano uno scrigno di possibilità unico al mondo a chi ha la fortuna di sedersi, qui, a tavola.
Quindi, ogni forma di discriminazione gastronomica o di supposta superiorità, è da rinviare al mittente. Gareggiamo, piuttosto, nello stimarci a vicenda.
Ognuno nel proprio brodo. —
Emanuele cavallaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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