Gazzetta di Reggio

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progetto IN CANONICA 

A Coviolo un appartamento per l’autonomia dei disabili

Roberto Fontanili
A Coviolo un appartamento per l’autonomia dei disabili

Unità pastorale “Padre Misericordioso” e Fondazione “Durante e dopo di noi” danno il via a un’esperienza pilota che mira ad accogliere piccoli gruppi di persone

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REGGIO EMILIA. Una scuola guida per una vita autonoma e una seconda casa per crescere in autonomia e in autostima, per intraprendere un proprio percorso di vita che è rivolto a persone con disabilità fisiche e mentali. Si tratta di un progetto pilota che mira a integrare persone fragili in piccole comunità, questo l’obbiettivo dichiarato del progetto “Una seconda casa” che da martedì prossimo sarà operativo, mentre a settembre entrerà nel pieno della sua attività, presso la canonica della chiesa di Coviolo. Il progetto è nato dalla volontà dell’Unità pastorale Padre misericordioso e della Fondazione “Durante e dopo di noi”, che ieri hanno formalizzato l’accordo con la firma del comodato d’uso gratuito dei locali posti al piano terra dello stabile, circondato da un accogliente giardino.

A sottoscrivere l’accordo il presidente della Fondazione Enza Grillone, il parroco e vicario urbano don Davide Poletti, assistiti dagli assessori Daniele Marchi, Welfare, e Annalisa Rabitti, Cultura, dal progetto “Reggio città senza barriere” e da numerosi amici della Fondazione. Dall’ex presidente e fondatore della Fondazione, Massimo Giaroli, al legale dell’Onlus, l’avvocato Cecilia Barilli, all’onorevole Vanna Iori, all’economo dell’Unità pastorale Mauro Ponzi e ai tanti volontari che saranno l’anima portante del progetto.

Rispetto ad altre esperienze di appartamenti protetti inseriti nel tessuto cittadino, vuole favorire non solo l’autonomia degli ospiti, che temporaneamente saranno accolti nella casa, ma anche un loro inserimento sociale e la nascita di relazioni interpersonali con una piccola comunità come quella di Coviolo.

Il progetto è destinato ad accogliere piccoli gruppi che vanno da tre a cinque persone con difficoltà cognitive e comportamentali che, con l’indispensabile aiuto delle loro famiglie, punteranno a sviluppare percorsi in cui la persona con disabilità possa divenire un soggetto attivo nel progettare la propria vita in maniera indipendente in un ambiente extra familiare.

Diverse le tipologie di inserimento previste dalla struttura: dalla presenza due pomeriggi la settimana in cui saranno svolte attività domestiche, ludiche, ricreative, alla organizzazione di una cena settimanale preparata dai ragazzi ospiti della struttura, alla permanenza per un intero week end per coloro che abbiano già avuto modo di partecipare alla vita di comunità. E infine anche il passaggio fondamentale: la permanenza per quattro giorni e due notti a settimana per chi ha già percorso con profitto o consapevolezza le tappe precedenti. Si potrebbe dire che si tratta di una sorta di scuola guida alla vita autonoma, perché in base ai risultati ottenuti da questo progetto, seguito dagli assistenti sociali del Comune, sarà possibile costruire periodi di permanenza in autonomia più lunghi e per gli ospiti cominciare a mettere le ali, dopo aver convinto le famiglie che è possibile essere autonomi.

«Questa esperienza – ha sottolineato l’assessore Daniele Marchi – è però anche un’esperienza che parte dal territorio e che può essere un modello vincente in questa fase in cui il Covid pone al funzionamento dei centri socio occupazionali, vincoli stringenti e a volte incomprensibili che rendono complicata la loro attività». —


 

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