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la sentenza 

È disperato, non è truffa anche se si tiene i soldi

È disperato, non è truffa anche se si tiene i soldi

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REGGIO EMILIA

Aveva denunciato l’amico dicendo di essere stata truffata. L’uomo, una conoscenza di famiglia, le aveva detto di essere disperato e di aver bisogno di soldi. Lei gli diede a più riprese un totale di 7.300 euro, salvo sentirsi poi raggirata e facendo finire la vicenda in tribunale. Lì la 59enne – costituitasi parte civile tramite l’avvocatessa Rosa Apadula – aveva ripetuto al giudice la vicenda ma quest’ultimo non ha ravvisato la truffa, assolvendo così l’imputato (che neppure il difensore d’ufficio, l’avvocato Emilio Stagnini, era riuscito a contattare). Fatto sta che, secondo la donna, l’amico avrebbe approfittato della conoscenza fra loro di lunga data (di circa 28 anni) per raggirarla con un racconto di grandi sofferenze: problemi di lavoro e rapporto coniugale frantumato, facendo persino balenare ipotesi suicide in quanto destabilizzato psicologicamente. Poi la donna scopre che lui non è nemmeno in crisi coniugale (viveva con la moglie) e dice di essere stata truffata. Per il giudice non si tratta però di truffa e quel disagio era vero. —

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