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Agricoltura sostenibile con le cattedre ambulanti

Agricoltura sostenibile con le cattedre ambulanti

Parte il progetto di Life Agricolture sostenuto da Bonifica, Parco e Crpa «A disposizione delle aziende un team di esperti che insegnerà nuove tecniche»

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Con il progetto Life Agricolture tornano in Appennino – con le più recenti tecnologie e conoscenze – le cattedre ambulanti a servizio degli agricoltori e dello sviluppo rurale. Queste ultime, diffuse tra Ottocento e primi decenni del Novecento, sono state un’ istituzione fondamentale per la modernizzazione dell’agricoltura italiana.

«Ieri come oggi – spiegano Matteo Catellani e Francesco Vincenzi, presidenti dei Consorzi di Bonifica dell’Emilia Centrale e Burana, titolari di questo progetto europeo che è altresì partecipato da Parco nazionale dell’Appennino e Crpa – le cattedre hanno l’intento di innalzare il livello della ricerca agronomica tra gli agricoltori, con una particolare attenzione al contesto ambientale e sociale. Life Agricolture si propone un'attività di assistenza tecnica alle sue aziende con l’intento di supportare una loro transizione verso nuove modalità agronomiche di gestione efficiente della sostanza organica e dunque del carbonio del suolo in una prospettiva di contrasto al cambiamento climatico».

Questa assistenza per le aziende ha l'obiettivo di «ripensare il ruolo della zootecnia di montagna nello scenario complesso del cambiamento climatico. Un contesto di transizione, altrettanto strutturale, di quello vissuto nella fase eroica della modernizzazione agraria di inizio secolo nella quale hanno operato le cattedre ambulanti».

«Nel concreto – spiega Aronne Ruffini, dirigente del Consorzio di Bonifica – mettiamo a disposizione delle 15 aziende dimostrative selezionate tra Parma, Reggio e Modena, un eccezionale team di esperti e consulenti (agronomi, ecologi, pedologi, paesaggisti, esperti di alimentazione animale, ingegneri e tecnici della bonifica, ndr) che lavorano in maniera organica e interdisciplinare su questo progetto: a loro il compito di uscite, analisi e confronti periodici con gli agricoltori».

I risultati attesi sono la costruzione di una governance territoriale nuova che potrà essere estesa ai sistemi rurali non solo italiani, tecniche agronomiche più semplici e meno impattanti: ad esempio con la trasemina verrà rigenerato un prato vecchio con una semina direttamente su sodo. «Come altre tecniche di agricoltura conservativa – spiega – contiene i costi di aratura e di spietramento dei campi successivo all’operazione. Ma soprattutto abbiamo un fondamentale beneficio ecosistemico: la possibilità di mantenere una vita biologica del suolo e di accumulare carbonio riducendo così le emissioni di Co2 in atmosfera. A sua volta, un suolo ricco di carbonio non sarà solo un suolo più fertile, ma anche più efficiente dal punto di vista della ritenzione idrica e dunque, su larga scala, fornirà un apporto sensibile in termini di riduzione del rischio idraulico a valle».

In questo senso, le pratiche di agricoltura conservativa che Life Agricolture propone avranno un ruolo chiave sia in termini di mitigazione che di adattamento al cambiamento climatico. Ulteriori informazioni sul progetto su www.lifeagricolture.eu.

Ecco le aziende reggiane partecipanti al progetto: la cooperativa di comunità La valle dei Cavalieri, Succiso Nuovo, l’azienda agricola La Fattoria di Tobia, Gova di Villa Minozzo, l’azienda agricola Le Cornelle a Gova di Villa Minozzo, l’azienda Agricola Castellari s.s. a Monchio di Castelnovo Monti. l’azienda Agricola Grisanti Spagnolo a Groppo di Vetto. l’azienda agricola Giavelli s.s. di Case Gatti di Viano e l’azienda Agricola L’Arcobaleno a Cavola di Toano. —

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