Gazzetta di Reggio

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«Non è l’impresa che include il territorio Ma il contrario»

matteo caramaschi* ; *Presidente Confcooperative Reggio Emilia
«Non è l’impresa che include il territorio Ma il contrario»

Dal presidente di Confcooperative di Reggio doppio appello Per la tutela dell’ambiente e per le cooperative di comunità

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la lettera

matteo caramaschi*

Ringrazio innanzitutto la Gazzetta di Reggio per l’ospitalità in occasione della Giornata Internazionale della Cooperazione proclamata dall’Onu.

Il tema di questa edizione 2020 suggerisce nuovi impegni per la lotta ai cambiamenti climatici, e sono convinto che si associ in modo molto profondo a ciò che la cooperazione – e non solo la cooperazione – è chiamata ad esprimere per uno sviluppo sostenibile.

La risposta ai cambiamenti climatici – e vedremo anche altri ambiti in cui è necessario cambiare il clima – è intrinsecamente legata alla relazione che si stabilisce tra impresa e territorio.

Non c’è attività imprenditoriale che possa dichiararsi estranea alle vicende che riguardano le risorse comuni, ma è evidente che la responsabilità che ci si assume riguardo all’ambiente e alle persone è tanto più esercitata e monitorabile quanto più è forte la relazione con le comunità locali.

È in quel modo che il territorio e l’ambiente diventano una risorsa da tutelare e preservare e non un elemento che può essere saccheggiato in nome del profitto o dello stesso lavoro, pure essenziale per la vita dei territori.

Proprio questo è un punto di forza della cooperazione più autentica e di tutte le cooperative: dalle piccole imprese di comunità a quelle che si muovono su grandi dimensioni e mercati, mantenendo però questa relazione fondativa con un territorio e la sua gente, rispondendo in modo diretto di ciò che si fa non solo alle norme di legge e alle disposizioni, ma ad uno ad uno ai cittadini che in quel territorio vivono.

Anche questo corrisponde alla funzione sociale della cooperazione riconosciuta dall’articolo 45 della Costituzione: non è l’impresa che include il territorio e lo usa per altri fini propri, ma è il territorio che include l’impresa e ne fa risorsa comune per lo sviluppo, per il lavoro, per la democrazia economica.

L’emergenza Covid, che ha drammaticamente segnato e sta ancora segnando le vicende economiche, sociali e le storie personali di milioni di persone, ha riproposto in primo piano il senso e il valore di questo legame: è stato così per il commercio, per il turismo e le vacanze, lo è stato e lo è per i servizi educativi, i prodotti dell’agroalimentare, i servizi socio-sanitari e tanto altro.

La cooperazione ha sofferto, e in alcuni settori ha sofferto tantissimo, ma non si è fermata: ha usato gli strumenti più moderni e ha riprogettato tutte le sue azioni per essere vicina a persone e famiglie, per continuare a camminare nel territorio e con i suoi abitanti.

Ha difeso e sta difendendo, pur con tutte le fatiche imposte dall’emergenza, un clima e un ambiente che non sono solo quelli minati dall’inquinamento atmosferico, ma sono quelli minati dal rischio di chiusure e disgregazioni del tessuto sociale, dal senso di impotenza e solitudine che – a maggior ragione in fasi complesse come queste – colpisce prima di tutti i più deboli.

La tutela dell’ambiente è esattamente questo: non usare dissennatamente le risorse naturali, promuovere l’uso delle fonti energetiche rinnovabili, educare al rispetto delle risorse comuni (e su questi percorsi le nostre cooperative sono storicamente impegnate), ma prima di tutto preoccuparsi di riconoscere tutte le persone (e non solo i soci o gli azionisti) come usufruttuarie – collettivamente e pro-tempore – di quei contesti, nei quali vanno inseriti non solo serie politiche ambientali, ma altrettanto serie politiche riguardanti l’equità e la giustizia sociale.

Confcooperative e le imprese associate (380 cooperative con 59.000 soci, 17.520 dipendenti, cresciuti del 3,6% nell’ultimo quadriennio) raccolgono la sfida lanciata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dall’Alleanza Internazionale delle Cooperative per questo 4 luglio, riconfermando non solo l’impegno dentro e per il territorio, ma rilanciando l’impegno su alcuni fronti specifici: la promozione di nuove cooperative di comunità sia nelle aree interne che nei contesti urbani, gli investimenti sui workers buyout laddove le crisi aziendali o la mancanza di ricambi generazionali rischiano di disperdere importanti risorse imprenditoriali, la riqualificazione urbana, la promozione di nuove imprese e servizi in Appennino.

L’obiettivo resta sempre lo stesso: difendere l’ambiente attraverso attività sostenibili perché sostenute, a loro volta, da chi in quell’ambiente vive. —

*Presidente

Confcooperative

Reggio Emilia

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