Pene confermate per Grande Aracri e Diletto
Minacce all’ex leghista Catia Silva: in Cassazione rinviati in appello invece gli altri tre imputati per difetti di motivazione
BRESCELLO
Diventano definitive le condanne nei confronti di Salvatore Grande Aracri e di Alfonso Diletto, già condannati in primo e secondo grado per le minacce mafiose del 2009 rivolte all’ex esponente della Lega di Brescello, Catia Silva. A deciderlo è stata ieri la Cassazione, che ha invece accolto il rinvio degli altri tre imputati, Carmine Rondinelli (in realtà deceduto pochi mesi fa, fatto sconosciuto alla Corte), per il figlio Girolamo e per Salvatore Frijio (imputato di tentata violenza privata e difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti).
In primo grado Diletto e Grande Aracri erano stati condannati a sei mesi di reclusione, facendo poi ricorso fino in Cassazione. Qui il ricorso di Grande Aracri è stato giudicato inammissibile, mentre quello di Diletto è stato accolto ma la pena è stata confermata. Per gli altri tre imputati, invece, è stata rilevata la debolezza della motivazione della Corte d’appello che non ha risposto ad alcune doglianze e verso la quale i tre sono stati rinviati.
Tra le minacce ricevute da Silva c’erano state quelle in piazza a Brescello, che vedevano in compresenza i cinque imputati. «Ti incaprettiamo. Vedrai quello che ti succede quando esce Grande Aracri dal carcere. Leghista di merda ti facciamo fuori» le dissero secondo le denunce presentate all’epoca e poi finite nel processo che passò di grado quando, con il processo Aemilia, Diletto venne condannato a 14 anni per associazione mafiosa.
«Da parte nostra c’è parecchia soddisfazione visto che la procura aveva chiesto l’annullamento senza rinvio per Diletto, i Rondinelli e Frijo, chiedendo quindi la sola condanna per Grande Aracri – spiega l’avvocato di parte civile per Catia Silva, Gianluca Vinci – La Corte però ha rigettato questo orientamento e confermato la condanna per Diletto. Il fatto che ci sia un nuovo approfondimento in Corte d’appello non inficia l’iter di questo procedimento che ha smascherato la struttura della ’ndrangheta a Brescello nel 2009 quando non se ne parlava o c’era chi addirittura ne negava l’esistenza. Due condanne sono quindi diventate definitive, un ottimo risultato che certifica come Catia Silva sia stata vessata da questi soggetti non per motivi personali ma perché voleva smascherare l’esistenza della malavita a Brescello».
Il ritorno in Corte d’appello soddisfa anche l’avvocato Cataliotti, convinto che la motivazione della condanna non fosse sostenuta da prove solide e che l’eventuale connivenza in quei frangenti del suo assistito Frijo (condannato nei gradi precedenti con Rondinelli a quattro mesi e 15 giorni, pena non sospesa) non prevede l’imputabilità a differenza della partecipazione, che non è stata riscontrata dalla Corte. —
E.L.T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
