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Amico porta in Regione il sacrificio dei cinque martiri

FEDERICO AMICO* ; *consigliere regionale Emilia-Romagna

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Domani l’assemblea legislativa regionale si aprirà col ricordo dei martiri del 7 luglio. L’intervento sarà affidato a Federico Amico, che ha fortemente voluto che la commemorazione facesse parte di questo momento istituzionale della Regione.

FEDERICO AMICO*

“La nuova Resistenza”. Così lo scrittore Carlo Levi definì l’ondata di protesta e mobilitazione nazionale dei giovani che nel luglio 1960 a Reggio Emilia, a Genova, in Sicilia e in tutta Italia scesero in piazza versando sangue in difesa dei valori della Costituzione.

Sono passati 60 anni da quel tragico 7 luglio quando – in tempo di pace – le forze dell’ordine uccisero, durante una manifestazione sindacale, cinque reggiani, partigiani e giovani operai: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli.

La strage del 7 luglio è immortalata in un disco, pubblicato dalla rivista “Vie Nuove”, che riproduce le voci e i rumori di quella giornata. «Ebbi il nastro dal commesso di un negozio di tessuti, che si era portato lì il registratore per registrare il comizio – racconta Maria Antonietta Maciocchi, allora direttrice della rivista – e invece finì per registrare l’agghiacciante sparatoria, non una guerra ma una fredda carneficina». Tremendo risuona il grido di un commissario che ordina: «Sparate nel mucchio!».

Quelle voci e quei rumori oggi sono parte della memoria collettiva della città di Reggio Emilia e dell’Italia intera.

Una storia che dobbiamo continuare a tramandare ai nostri giovani, agli studenti, alle nuove generazioni.

Silvano Franchi, fratello del più giovane tra i morti di Reggio Emilia, il diciannovenne Ovidio, in tutti i suoi interventi raccomanda di continuare a «tenere viva la memoria nelle scuole, a spiegare agli studenti i sacrifici dei caduti, le ragioni che li hanno portati a essere in piazza quel giorno. I martiri meritano giustizia e la loro storia dovrebbe essere trascritta sui libri di testo».

C’è un filo rosso che tiene insieme la memoria di quel tragico giorno e le piazze del nostro tempo. Le nuove generazioni di allora e di oggi – dai ragazzi con le magliette a righe del 1960 a quelli di Black Lives Matter, dei pride, dei Fridays for Future, fino alle Sardine – ci chiedono una politica nuova, che ponga al centro l’uguaglianza, i diritti e il contrasto a ogni forma di autoritarismo, intolleranza, odio.

Oggi una responsabilità alta della politica si trova proprio nell’obbligo morale di costruire le condizioni affinché queste nuove generazioni possano essere ascoltate. A loro dobbiamo garantire l’istruzione migliore e un lavoro stabile, entrambi presupposti della piena autodeterminazione di ogni persona. A loro dobbiamo garantire la possibilità di costruire un “noi” collettivo che vada dalla politica alle nuove forme di volontariato e di partecipazione. Su tutto, infine, abbiamo il dovere di unirci a chi nel mondo lotta per un sistema economico e sociale più giusto ed equo, per un futuro migliore. —

*consigliere regionale

Emilia-Romagna

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