Gazzetta di Reggio

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Forte mancanza di professionisti e di confronto

DIANA SALVO* ; *Ex Direttore del Servizio di Medicina Nucleare del SANTA MARIA NUOVA

L’ex direttore della Medicina nucleare critica la gestione Nicolini dell’Ausl reggiana 

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LA LETTERA

DIANA SALVO*

Prendo spunto dalla nomina del nuovo direttore generale dell’Asl che ha fatto seguito al pensionamento del dottor Nicolini, il quale ha diretto per anni l’azienda gestendone la fusione con l’Azienda ospedaliera Santa Maria Nuova. In questa occasione sulla stampa non sono mancate le manifestazioni di plauso al suo operato, fatte prevalentemente da politici sia locali che regionali. Io non sento di aggregarmi al coro e penso possa essere utile fornire una opinione che vada controcorrente rispetto a ciò che si è sentito in questi ultimi giorni.

Ho lavorato per 35 anni in ospedale con incarichi di responsabilità e, pur essendo ormai in pensione da 8 anni, ho mantenuto importanti contatti con l'ambiente ospedaliero che credo di conoscere ancora, raccogliendone gli umori e le insoddisfazioni. Per questo, ritengo che le celebrazioni non rendano giustizia al reale sentire del personale, per lo meno di tutti coloro che per anni hanno vissuto ed operato per la crescita dell'Azienda fino al suo riconoscimento come IRCCS (Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) e che ora ne vivono con apprensione la decadenza al di là della narrazione celebrativa così in voga.

Come prima considerazione invito a riflettere sulla perdita di rapporti democratici all'interno che fa sì che sia venuta a mancare la dialettica fra le varie componenti e il vertice, con un profondo effetto demotivante su tutto il personale. In sostanza l'Istituzione, impedendo il dialogo, ha distrutto gradualmente il senso di partecipazione e di appartenenza dei professionisti che nel tempo hanno maturato un progressivo disinnamoramento per la struttura, una volta sentita come qualcosa di proprio a cui dedicare pienamente tempo, energia e le proprie conoscenze tecniche.

A ciò si aggiunga una perdita di attrattività della nostra struttura nei confronti delle professionalità medico-chirurgiche: i professionisti non solo non arrivano più dall'esterno, ma sempre più spesso abbandonano il nostro ospedale per altri presidi e non sempre più qualificati o per un avanzamento di carriera. Come conseguenza è diventata drammatica la mancanza di professionisti in alcuni settori come il Pronto Soccorso e per il Servizio di Anestesia e Rianimazione con un preoccupante riflesso sull'attività chirurgica.

Non riesco poi a capire come si stia modificando il rapporto fra pubblico, che ha sempre ben funzionato, e privato in questa città. Già una parte delle prestazioni ambulatoriali che l'Asl non riesce ad eseguire nei tempi previsti dalla normativa regionale sono spostate sul privato, ma si prospetta un ulteriore incremento di questa quota, con il rischio di non poter più controllare il processo e la qualità delle prestazioni fornite.

La crisi Covid 19 ha messo allo scoperto le difficoltà a governare situazioni di emergenza di quelle regioni che hanno puntato molto sul privato. Localmente la pandemia ha richiesto soluzioni importanti e portato alla chiusura dei comparti operatori, inducendo a spostare una gran parte dell'attività chirurgica in elezione sulle Case di Cura della città. Ora che la situazione si è normalizzata, perché non si è ancora provveduto a far rientrare al Santa Maria le attività di chirurgia vascolare, urologica, toracica e di protesica ortopedica? La conseguenza è che ad oggi un intero comparto operatorio ed il relativo personale infermieristico sono inutilizzati.

Un altro aspetto da chiarire è l'andamento dei concorsi primariali nella Asl e al Santa Maria Nuova che ha visto la partecipazione di pochissimi professionisti esclusivamente interni, poiché i profili richiesti nei bandi di concorso erano talmente personalizzati da scoraggiare qualsiasi partecipante esterno qualificato. Mi pare inelegante avere concluso gli ultimi due concorsi, molto discussi, proprio allo scadere del mandato del Direttore Generale.

Ora poiché tutto questo si è verificato durante la gestione Nicolini e visto che la successione va nella direzione di una continuità, mi sembra opportuno sollevare la riflessione su dove stia andando la nostra sanità pubblica, smettendo i toni autocelebrativi e cercando insieme di costruire una nuova sanità ad alto livello, che dia soddisfazione al cittadino ed ai professionisti che hanno dimostrato il loro vero valore. —









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