Ha perso tre nonni uccisi dal Covid-19 «Incubo senza fine»
L’imprenditore 37enne Alex Montagnini racconta l’odissea «Ora sono positivo anch’io ma sto bene e non ho sintomi»
REGGIO EMILIA
In quarantena per la seconda volta. La prima, volontaria, a marzo, perché il Coronavirus aveva infettato i suoi tre nonni, tutti deceduti nel giro di poco più di un mese.
Poi il test sierologico alla fine dell’isolamento, per poter tornare a lavorare (risultato positivo) e il successivo tampone (negativo). Lunedì scorso nuovo allarme nella sua azienda, a Viadana, nel Mantovano, con un lavoratore indiano che non si sente bene, viene mandato a casa e si rivolge al pronto soccorso. Risultato: positivo al Covid-19. E a quel punto scatta la procedura: tampone per tutti i dipendenti e cinque positivi compreso lui.
Alex Montagnini, 37 anni appena compiuti e residente a Boretto, titolare del laboratorio carni Fratelli Montagnini di Viadana, l’ultimo focolaio scoperto dall’Ats Val Padana (nata dalla fusione delle Ausl di Mantova e di Cremona) in ordine di tempo nell’area viadanese, allarga le braccia in segno di resa.
«Non so più cosa pensare – commenta Alex Montagnini – La prima volta, un mese fa, il test mi ha detto che avevo sviluppato gli anticorpi, ma il successivo tampone è risultato negativo. Adesso sono positivo di nuovo con il tampone. Sto bene, non ho sintomi e sono a casa in attesa che vengano a fare il tampone ai miei due figli e alla mia compagna. Tra l’altro dovevamo sposarci a Pasqua ma poi è tutto saltato».
La sua ditta ha riaperto ieri dopo due giorni di stop imposto per la doppia sanificazione: «È dura – spiega – abbiamo cinque dipendenti, me compreso, a casa. Siamo in 23 in totale e oggi (ieri per chi legge, ndr) mio padre è andato là per organizzare la riapertura. Avevamo dei tagli da lavorare appena consegnati e l’Ats ci ha permesso la riapertura dietro il lavoro di sanificazione che abbiamo fatto venerdì, sabato e domenica».
L’imprenditore ha compiuto gli anni domenica scorsa e sul suo profilo di Facebook ha scritto: «Uno splendido compleanno in quarantena, è la seconda volta. Covid, adesso hai rotto...».
Ma il post più doloroso lo ha fatto a marzo e per tre volte: «Ciao nonni, maledetto virus». Tra marzo e aprile ha perso i due nonni paterni e il nonno materno. «Se ne sono andati nel giro di una quarantina di giorni, avevano 82, 85 e 89 anni».
La sua è una storia che ha quasi dell’incredibile, ma non è l’unica nel triste panorama della pandemia da Covid-19. «Quando si sono ammalati i nonni – racconta – sono stato considerato un primo contatto e ho fatto la quarantena senza mai avere una linea di febbre. Ho chiuso la ditta due settimane per precauzione e poi sono tornato a lavorare e ho chiesto che mi venisse fatto il tampone. Ma all’epoca lo facevano solo ai sintomatici e io non avevo avuto nulla, così mi è stato negato. A inizio giugno escono i test sierologici a pagamento e lo faccio. Ho sviluppato gli anticorpi e quindi ritengo di aver passato l’infezione senza accorgermene. L’ho fatto a tutta la mia famiglia ma solo io avevo gli anticorpi, forse sviluppati parecchi giorni prima, durante la prima quarantena. Mi bloccano un’altra settimana e il 5 giugno faccio il tampone: negativo».
E così si arriva a fine giugno, primi di luglio. «Lunedì 29 giugno un mio dipendente mi dice che non sta bene. Non aveva febbre ma gli ho detto di andare a casa. Più tardi mi comunica che è risultato positivo al tampone fatto al pronto soccorso». A quel punto si mette in moto tutta la macchina dell’Ats: giovedì tampone a tutti.
Il risultato in azienda è di 5 positivi su 23 lavoratori, compreso il titolare. Tutti in quarantena e azienda chiusa due giorni per la sanificazione «tra l’altro – sottolinea l’imprenditore – con prodotti che usiamo regolarmente tutti i giorni».
La Fratelli Montagnini ha sede a Viadana in zona Gerbolina ed è una ditta giovane, anche se storicamente nata dall’esperienza ventennale dei soci costruttori che provengono dal settore della macellazione e della lavorazione delle carni suine. È specializzata soprattutto nella lavorazione del Pancettone suino dal quale si ricavano pancette rifilate con o senza cotenna, magrette per coppate, pancette sgrassate, trito di rifilatura grasso per ciccioli, grasso da fondere per strutto e cotenna. «La società – si legge sul sito aziendale – lavora solo carni provenienti da suini nati, allevati e macellati in Italia». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google