L’omaggio ai martiri del 7 luglio «In piazza dalla parte giusta»
Silvano Franchi, fratello del martire Ovidio, chiede che sia fatta giustizia Il sindaco Luca Vecchi: «Quel giorno lo Stato sparò a se stesso»
Reggio Emilia
«Sessant’anni fa c’erano dei ragazzi in piazza a manifestare dalla parte giusta, e c’era chi, e mi dispiace dire che era lo Stato, era dalla parte sbagliata», ha detto ieri il sindaco Luca Vecchi. Erano in piazza in tanti allora, ed erano tanti in piazza nel sessantesimo anniversario dai Morti di Reggio Emilia del 7 luglio 1960.
Una data speciale, la prima celebrazione pubblica a cui la cittadinanza ha potuto partecipare dopo mesi di clausura, un momento che ha segnato la storia reggiana e italiana: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Afro Tondelli e Marino Serri sono nomi incisi nella memoria collettiva. Nomi che richiamano la violenza di piazza, il sangue di chi manifesta e una giustizia negata.
A sessant’anni di distanza, è stato sottolineato più volte dal palco, non è ancora stata fatta piena verità, il processo del 1964 lascia tutt’ora l’amaro in bocca. La commemorazione è partita come di consueto al cimitero monumentale, per un primo omaggio floreale, per poi trasferirsi in piazza, nei luoghi delle uccisioni, dei proiettili sparati dalla piazza. Il corteo ufficiale, seguito da altri gruppi di manifestanti, ha fatto il giro delle cinque pietre d’inciampo posate vicino alla chiesa di San Francesco, all’isolato San Rocco e al parco pubblico, per poi concludersi nella postazione attrezzata di fronte alla caserma Zucchi.
Un’area recintata, con posti contingentati per le norme sicurezza, e molte altre presenze, fra bandiere e striscioni, negli ampi spazi all’ombra dei giardini. Ad aprire i discorsi, il sindaco Luca Vecchi. Dopo di lui hanno preso la parola la vicepresidente della Provincia Ilenia Malavasi e il rappresentante dei famigliari dei caduti, Silvano Franchi, fratello di Ovidio. Anche Silvano era in piazza, quel giorno, a soli 18 anni, col fratello erano andati in anticipo alla manifestazione, aspettavano anche il padre per partecipare allo sciopero generale indetto dalla Camera del Lavoro nelle settimane di enorme tensione sociale e politica generata dalla nascita del governo Tambroni, monocolore democristiano per la prima volta appoggiato dagli eredi del fascismo, il Movimento Sociale Italiano.
Dopo Franchi, è toccato all’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro offrire un’analisi del periodo, prima della chiusura affidata al segretario nazionale della Cgil, il reggiano Maurizio Landini. «I cinque morti erano comunisti, erano partigiani e studenti, erano lavoratori che partecipavano allo sciopero indetto dalla Camera del Lavoro. E ricordo che nel 1960 chi partecipava ad uno sciopero poteva essere arrestato, poteva essere licenziato. Se le cose sono cambiate, dagli anni ’60 in poi, è stato grazie alle lotte di quei decenni, a quei sacrifici», ha ricordato Landini. «Sessant’anni fa c’erano dei ragazzi in piazza a manifestare dalla parte giusta, e c’era chi, e mi dispiace dire che era lo Stato, era dalla parte sbagliata», aveva ribadito in precedenza Vecchi. «Lo dico ogni anno, quel 7 luglio lo Stato sparò a se stesso. E ricordo anche quello che dissi lo scorso anno, quando il governo in carica voleva lasciare morire in mare delle persone». È tornato a parlare del processo, della necessità di verità e di una memoria conquistata Silvano Franchi: il 78enne protagonista della manifestazione originaria ha chiuso il suo discorso con tanti «perchè?», domande a cui ancora non sono arrivate risposte: «Perché nei libri di storia non si parla di quei morti; perché sono stati dimenticati?». —
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