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LA PRESIDENTE DELl’ISTITUTO CERVI 

«L’assemblea di martedì come la piazza di 60 anni fa»

Adr.Ar.

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REGGIO EMILIA

«È come se si rivivesse quella giornata. L’assemblea regionale di martedì è come la piazza di 60 anni fa, è un luogo di libertà». Traccia un parallelo diretto fra i fatti del 1960 e le polemiche di martedì a Bologna, la presidente dell’Istituto Cervi Albertina Soliani.

«Non conosco il regolamento dell’assemblea regionale, ma ricordo che quando ero in Senato si poteva intervenire su fatti che riguardavano l’assemblea rappresentativa stessa. E quello di martedì era il sessantesimo anniversario di una vicenda che ha segnato la vita del nostro Paese: la richiesta di non parlarne equivale a rivivere quella giornata di allora, quando non si voleva riconoscere la democrazia».

Quello che è accaduto a Bologna, «mi ha impressionato, è quello che sta avvenendo in molte altri parti. Ci sono tanti tentativi autoritari di far tacere gli altri. Nel 1960 quei morti fermarono un’involuzione democratica molto forte, siccome questi consiglieri sono della stessa parte politica è evidente che la battaglia politica non è finita, ha fatto bene Amico a ribadirlo».

Si parla di simboli importanti. E di numeri: «Anche i numeri sono importanti. A Casa Cervi abbiamo avviato il festival teatrale il 7 luglio, non a caso, in totale avremo sette date che si concluderanno il 25 luglio, nella festa per la pastasciutta del 1943. Martedì, durante le commemorazioni, ho notato le cinque rose rosse, istintivamente cercavo le altre due, da noi per ogni ricorrenza le rose sono sette. Quei cinque del ’60, i sette Cervi erano dalla stessa parte, in epoche diverse. E oggi ci siamo noi, da quella stessa parte». I consiglieri leghisti a Bologna hanno parlato di altri fatti avvenuti nei 7 luglio del passato: «Ma quanti, di quegli altri eventi, hanno avuto il significato di quei morti? C’è da indignarsi, la destra dovrebbe vergognarsi di non capire i processi della storia: quel tentativo di portare l’Italia indietro è stato fermato e dopo l’Italia è andata avanti. Loro non sanno che quel 7 luglio è stato questo».

La Soliani chiude con un ricordo personale. «Il 7 luglio 1960 ero una ragazzina, ero a casa mia a Boretto, stavo facendo l’erba. È passato un uomo in bici, gridando in dialetto “ne hanno ammazzati cinque, a Reggio”. Capii subito che era successo qualcosa di grave. Io ero una ragazza giovane di una famiglia povera, se ho potuto studiare è stato grazie alla democrazia, con la destra non avrei potuto». —

Adr.Ar.

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