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cadelbosco, il processo 

Prostituzione, 35enne a giudizio «Sotto scacco col rito woodo»

Prostituzione, 35enne a giudizio «Sotto scacco col rito woodo»

Una giovane nigeriana accusa una connazionale: «Ero minacciata e sfruttata» Trovato in un’abitazione anche un frasario in italiano per trattare le prestazioni

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CADELBOSCO SOPRA

Era stata arrestata nel novembre di due anni fa a Bologna, e ora la nigeriana 35enne Rosemary Obire (difesa dall’avvocato Gianpaolo Verna) è sotto processo per reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina.

Il procedimento si è aperto in tribunale a Reggio Emilia perché la squadra mobile aveva rintracciato e perquisito un’abitazione a Cadelbosco Sopra dove la maîtresse aveva vissuto con altre due connazionali che si sarebbero prostituite insieme a lei, ma sotto il suo controllo. Una storia cupa secondo quando ricostruito dagli inquirenti (in aula l’accusa è rappresentata dal pm Marco Marano) che raccontano di una donna senza scrupoli, capace di portare in Italia alcune sue connazionali, per poi sottometterle con uno specifico rito woodoo. Fondamentale la denuncia presentata nel maggio 2018 da una nigeriana, che aveva raccontato ai poliziotti il suo calvario da quando, a luglio del 2016, aveva lasciato la Nigeria dietro la falsa promessa di un lavoro in Italia. Era stata sottoposta al rito “juju”, che la obbligava alla promessa di pagare 30mila euro alla madame alla quale sarebbe stata affidata. Poi era partita verso la Libia e da lì era arrivata in Sicilia nell’ottobre di quell’anno. Appena arrivata nel centro di accoglienza di Milano, la ragazza si era messa in contatto con l’imputata: il nome e il numero di Obire li aveva avuti al momento del rito “juju”. Obire era andata a prenderla e l’aveva portata a casa sua a Cadelbosco Sopra, dove già si trovava un’altra giovane connazionale. Una volta compreso quale sarebbe stato il suo lavoro in Italia, dietro minaccia, la nuova arrivata era stata costretta a prostituirsi, controllata della madame e istruita della connazionale. Ad aprile, stanca di quella vita, la ragazza era riuscita a fuggire ed aveva raccontato l’incubo che stava vivendo agli investigatori della squadra mobile di Bologna. Da lì poi le indagini puntavano verso la nostra provincia. Un poliziotto ieri ha spiegato in aula che hanno messo le mani come prove su «diversi cellulari e sim card, manoscritti con date e cifre riferite all’attività di prostituzione, un’agenda color amaranto che riportava somme ingenti e un centinaio di preservativi». Nella casa di Cadelbosco era spuntato persino un “frasario” in italiano, da imparare per contrattare le prestazioni sessuali. —

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