“Zittiti” i cinque martiri, Reggio si ribella
Il sindaco: «Grave che la destra non riesca a fare i conti con la propria storia e che abbia fermato il dibattito in Regione»
REGGIO EMILIA
«Ricordare il 7 luglio nel sessantesimo anniversario era un atto doveroso, volerlo escludere è un gesto di debolezza». Lo sottolinea il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, commentando le discussioni nell’aula regionale di martedì scorso, quando un intervento del consigliere reggiano Federico Amico, iniziato con un ricordo dell’eccidio, è stato fermato dagli esponenti leghisti. Il motivo, la violazione delle norme procedurali, visto che Amico avrebbe dovuto prendere la parola per parlare di tutt’altri temi. Le tensioni si sono accese rapidamente, e soprattutto a Reggio, la città dei morti, la vicenda non è stata per nulla digerita. I commenti sui social sono fioccati, dalla serata di martedì in poi, fra amarezza e rabbia. «Il 7 luglio nei fatti è stato un crocevia della storia di questo Paese, della Repubblica, della democrazia, tanto che ha portato alla caduta del governo e ha aperto la strada a un processo politico ben diverso», riflette ora Vecchi.
«Alcuni elementi sono certi: sono morti cinque ragazzi che erano in piazza per manifestare in modo legittimo le proprie idee. E in uno Stato di diritto, che – con le dovute differenze – sia l’Italia del 1960 o gli Usa di oggi, non si dovrebbe mai reprimere le libere manifestazioni di pensiero. Come ho detto in piazza, sessant’anni fa lo Stato ha sparato a se stesso».
La discussione, sottolinea il primo cittadino, «non riguarda solo il passato, anzi. Non si deve sottovalutare quanto accaduto, è necessaria anche la serenità per cogliere il significato politico della vicenda. E vale per tutte le forze politiche: una destra matura e autenticamente democratica dovrebbe riconoscere il diritto degli altri di manifestare in piazza. La democrazia ha dovuto pagare prezzi alti per arrivare sino a qui. Ed è grave che alcune formazioni di destra non riescano a fare i conti con la propria storia e i propri errori. È un segno di fragilità politica e culturale: hanno la coda di paglia, forse».
Per tornare all’assemblea regionale, «non capisco perché i leghisti non avrebbero potuto far parlare Amico e poi esprimere il loro pensiero, la tentazione di voler escludere il 7 luglio dal dibattito è un grandissimo atto di debolezza, una debolezza nel confrontarsi con il significato politico della vicenda. Senza contare che zittire è un atto violento, autoritario, e non è la prima volta che accade. A sessant’anni di distanza dalla vicenda, non puoi tirar fuori il regolamento o gli eccidi borbonici. È anacronistico e irricevibile». Il 7 luglio, conclude Vecchi, «non è un giorno qualsiasi, bisognerebbe trovare la forza e il coraggio per dire che quel giorno la democrazia italiana ha fermato un governo sbagliato, questa è una consapevolezza che tutte le forze politiche dovrebbero avere».
Il consigliere comunale Dario De Lucia si rivolge direttamente ai consiglieri regionali leghisti eletti a Reggio, Gabriele Delmonte e Maura Catellani: «I morti di Reggio Emilia sono martiri cittadini di tutti, anche vostri. Infangando con un brutto dibattito in aula e impedendo il loro ricordo avete disonorato la comunità di Reggio Emilia, che in teoria dovreste rappresentare, in un giorno simbolico e importante come il 7 Luglio. Vi invito a partecipare non solo alle manifestazioni cittadine ma ai laboratori storici che Istoreco e Anpi propongono per la cittadinanza, non vi ho mai visto a nessuno di questi appuntamenti». —
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