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«A rischio chiusura totale il punto nascite del Magati»

Adriano Arati
L'ingresso dell'ospedale Magati di Scandiano
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L'ingresso dell'ospedale Magati di Scandiano

Scandiano, è l’allarme lanciato dal sindacato Sgb che il 24 farà volantinaggio all’ospedale. «L’Ausl farà slittare la riapertura, la stessa cosa che è accaduta in montagna»

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SCANDIANO. «I punti nascite di Scandiano, Montecchio e Guastalla non riapriranno sino a ottobre. Ma quello di Scandiano poi tornerà attivo?» Si torna a parlare del futuro del reparto neonatale dell’ospedale Magati, chiuso da marzo, quando l’Ausl ha riorganizzato la rete provinciale per fronteggiare l’emergenza sanitaria. A Scandiano sono stati sospesi il pronto soccorso e il punto nascite, con il miglioramento del quadro generale la speranza di molti abitanti è che si arrivi ad un ripristino del vecchio assetto. Ma, segnala preoccupato il sindacato generale di base Sgb, il ritorno alla normalità non è scontato.

«Abbiamo appreso da alcune donne, future mamme, che l’Azienda Usl di Reggio Emilia avrebbe optato per un prolungamento della chiusura dei punti nascita della provincia (Scandiano, Montecchio e Guastalla) di fatto già chiusi da marzo 2020 a causa dell’emergenza Covid19», spiegano dal sindacato. Da un lato, potrebbe essere semplicemente una misura precauzionale. Ma dall’altro, emerge «sia la concomitanza con la solita riduzione estiva dei posti letto negli ospedali sia l’analogia, per certi aspetti, con il percorso che portò, nel 2017, alla chiusura del punto nascite di Castelnovo Monti».

Tre anni fa, infatti, il punto nascite dell’ospedale appenninico non riaprì mai dopo la classica turnazione estiva, in cui i servizi venivano sospesi a rotazione per un mese, così da garantire il numero minimo di medici necessari. «Nel 2017 non c’era il Covid, ma ricordiamo bene che all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti la chiusura estiva del punto nascite divenne poi definitiva a ottobre dello stesso anno quando la richiesta di deroga per il suo mantenimento in funzione, presentata dal governratore Bonaccini senza particolare fermezza, fu rigettata dal ministero della salute». Già all’epoca, anche il Magati finì nel discorso, visto che il numero di parti annuo era di poco inferiore alla soglia minima delle cinquecento unità. La deroga concessa all’epoca è ormai arrivata a scadenza e questo, attacca il sindacato, «alla luce delle attuali dinamiche fa pensare a una sua chiusura definitiva».

Senza contare che «nell’unità operativa di ginecologia e ostetricia di Scandiano sembrerebbe in procinto di attivazione un servizio di libera professione per le prestazioni pre-parto». Ebbene, attacca Sgb, «non solo si tratterebbe di un segnale tutt’altro che positivo sul destino del punto nascite di Scandiano, ma anche di un pessimo sgarbo al diritto alla salute di tutte». Da anni si discute di come ridisegnare la rete neonatale provinciale, e dopo Castelnovo Monti – condannato dal numero ridotto di nascite – l’elemento più fragile è Scandiano. Il Magati si trova “accerchiato” dai grandi ospedali di Baggiovara, Sassuolo e Reggio Emilia, a cui già fanno riferimento molti abitanti del distretto. Per Sgb, «il piano a lungo periodo porta alla chiusura di tutti i punti nascite e all’accentramento sul futuro Mire, ma in questo si penalizzano le famiglie».

Ora si parla della possibile riapertura del punto nascite di Castelnovo: «per adesso sono solo promesse elettorali e a ogni modo non vogliamo che la riapertura di Castelnovo coincida con la chiusura di Scandiano. Noi vogliamo che tutti i punti rimangano aperti. E lo ribadiremo in pubblico: nella mattina di venerdì 24 distribuiremo volantini davanti all’ospedale di Scandiano, per sensibilizzare gli utenti».
 

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