Gazzetta di Reggio

Reggio

reggiolo 

Gli imprenditori Pelizzola «Da oggi vivremo in auto»

MAURO PINOTTI

Arrivato il momento dello sfratto: «Il sindaco non sia complice dell’ingiustizia» Ultimo atto della procedura contestata dai titolari dell’azienda agricola 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIOLO

Questo è il giorno al quale la famiglia Pelizzola-Valenza non avrebbe mai voluto arrivare. L’ufficiale giudiziario, assieme ai carabinieri, oggi intimerà ad Amedeo e Cristina di lasciare quella che è stata la loro casa per anni, dove hanno cresciuto i figli e hanno messo ogni goccia del loro sudore. Ma loro non vogliono saperne di andarsene. La loro protesta sarà silenziosa e pacifica. Faranno un sit-in. «Dovranno mandarci via con la forza davanti ai giornalisti – afferma Cristina Valenza, proprietaria dell’azienda –. L’opinione pubblica deve sapere che ai nostri danni si sta perpetrando una grave ingiustizia. Facciamo appello alle persone di buonsenso, chiediamo alle istituzioni pubbliche di darci una mano».Per una serie di questioni legali non sempre chiare e alcuni cavilli burocratici, l’azienda agricola di via Pandelici 32 è andata all’asta ed è stata acquistata per 431mila euro dal Giancarlo Lanfredi, imprenditore mantovano. Sulla vicenda pesano molti fattori: un mutuo che doveva essere sospeso sulla base delle disposizioni ministeriali e regionali varate subito dopo il terremoto del 2012; una perizia che, secondo i proprietari, è poco attendibile, oltre alla ricusazione di un giudice e un’asta giudicata “irregolare” rispetto alle scadenze di legge, e in più assegnata nonostante gli immobili siano stati recuperati con i fondi della ricostruzione post-sisma. Come se non bastasse, a metà luglio e a settembre sono previste udienze per annullare l’asta e il relativo atto di vendita.

È una battaglia che si basa soprattutto sulle date dei documenti. «Se dobbiamo ancora discutere due procedimenti e le indagini sulla nostra vicenda non si sono ancora concluse, perché ci mandano via? – dice Amedeo Pelizzola –. Perché non si aspetta l’esito delle udienze? Se poi abbiamo ragione, sfrattiamo il nuovo proprietario, con tanto di richiesta dei danni? I documenti parlano chiaro: è stato fatto tutto in modo illegale, alla faccia dei decreti ministeriali che sospendevano i mutui, le aste e quant’altro».

La vicenda dell’azienda agricola finita all’asta è piuttosto complicata.

Il sindaco Roberto Angeli non sa più a che santo votarsi: ha provato a parlare con l’acquirente e con l’ufficiale giudiziario, ma non è riuscito a sortire nulla di buono. «Già prima del sisma abbiamo avuto difficoltà a pagare il mutuo – dicono Amedeo e Cristina –. Ci siamo affidati a un saldo stralcio e paghiamo in un anno 65mila euro, ma c’è la crisi economica. Nel 2012 il terremoto rende inagibile casa e stalla e andiamo a vivere in un container. La banca non sospende il mutuo. Nel 2017 arrivano i fondi per la ricostruzione, ma dopo pochi giorni ci viene notificato il pignoramento. Viene redatta una perizia del Ctu che noi contestiamo. Nel frattempo procediamo a ricusare un giudice. Poi la casa va all’asta. L’ufficiale giudiziario successivamente verrà a cambiare le serrature, ma restituisce le chiavi perché si accorge che quella operazione non poteva farla. Il 19 giugno scorso il tribunale sospende gli sfratti fino al 1° settembre. Se non verrà sospeso il nostro sfratto, si verificherà una palese violazione della legge Bramini, oltre a una violazione di un’ordinanza del tribunale. Alla luce dei documenti in nostro possesso – concludono i coniugi – la vendita all’asta è da considerare nulla».

La famiglia ha aperto una pagina Facebook, “Caso Reggiolo asta e speculazione”, in cui denuncia i presunti abusi. La storia dei coniugi Pelizzola va in giro per il web, si sparge sui social, attira l’interesse dei mass-media e dei politici, tanto che è stata presentata anche una interrogazione parlamentare. La domanda sorge spontanea: la famiglia, se dovesse essere definitivamente allontanata con le buone o con le cattive, dove andrà ad abitare? Amedeo Pelizzola non ha dubbi: «Vivremo in auto». In azienda ci sono anche degli animali: due vacche, un toro, cinque asinelli e qualche gallina. Che fine faranno? Andranno all’asta anche loro o sono già stati inclusi nell’asta? L’ultimo grido di aiuto della famiglia: «Non abbandonateci. Sindaco, non ci lasci soli. Non sia complice di questa ingiustizia». —

MAURO PINOTTI

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google