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Reggio Emilia, nuove aule, organici carenti e trasporto: tante incognite per la ripresa della scuola

Jacopo Della Porta
Reggio Emilia, nuove aule, organici carenti e trasporto: tante incognite per la ripresa della scuola

Cgil, Cisl e Uil: «Mancano due mesi e servono 3mila docenti in più per garantire la sicurezza e l’apprendimento»

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REGGIO EMILIA. Mancano poco più di due mesi alla ripresa della scuola, che tutti si augurano si svolgerà con lezioni in presenza e non più a distanza, ma i nodi da sciogliere sono ancora tanti. Soprattutto quelli relativi agli spazi dove fare lezione e agli organici.

Cgil, Cisl e Uil ieri hanno voluto fare il punto della situazione, anche per lanciare un appello alle istituzioni e alle forze politiche affinché il tema scuola «sia messo al centro del dibattito».

Senza nuovo personale e senza spazi adeguati il rischio è che si continui con la didattica a distanza (che tanti problemi ha provocato alle famiglie, agli studenti e ai docenti) e la possibilità del tempo pieno diventi una chimera. «Purtroppo prevediamo un avvio non tranquillo. La strada è decisamente in salita», ha commentato Elvira Meglioli della segreteria della Cgil.

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Il tema principale per il sindacato sono gli organici. Ci sono 2mila posti da coprire, come l’anno scorso, e in più, per garantire il distanziamento tra gli alunni, Cgil, Cisl e Uil prevedono l’esigenza di altri mille tra insegnanti e personale Ata.

Per garantire un ritorno in classe sicuro servirebbero dunque tremila persone in più. Considerando che l’anno scorso gli ultimi posti (per il sostegno) sono stati coperti a novembre, si capisce quanto il tempo a disposizione sia ridotto.

A Reggio Emilia, dalle elementari alle superiori, i docenti in organico sono 7.716. Di questi posti però 1.198 sono vacanti e vengono rimpiazzati ogni anno con i supplenti. Inoltre ogni anno in agosto il ministero concede delle deroghe, ad esempio l’anno scorso 840 tra insegnanti di sostegno e personale Ata. Si arriva così ai 2mila che vengono inseriti con le graduatorie. «La nostra proposta al ministero - dice Silvano Saccani, della Flc Cgil - è di confermare i 2mila insegnanti dello scorso anno. In modo poi da procedere all’assunzione degli altri mille docenti tra docenti ed Ata». Proposto avanzata ma per il momento non accolta.

I sindacati hanno aperto diversi tavoli di confronto, ad esempio in Provincia con i sindaci e i dirigenti scolastici. Nel corso di questi incontri si è parlato della necessità di ricavare nuove aule all’interno di edifici pubblici e da più parti sono giunte rassicurazioni sul fatto che a settembre le lezioni riprenderanno in presenza.

I temi da affrontare sono molti e complessi, ad esempio quello del trasporto pubblico locale, che dovrà farsi carico di trasportare gli studenti in condizioni di sicurezza.

«Non ci facciamo illusioni: non sarà più la scuola di prima - dice Monica Leonardi della Cisl Scuola -. Le istituzioni stanno lavorando per una ripresa in sicurezza delle lezioni ma forse si doveva iniziare questo percorso prima». Per Ferdinando Guidetti della Uil, il Covid ha portato al pettine tutti i nodi che di fatto la scuola si trascina da anni e non ha mai risolto, primo tra tutti quello degli organici. Un tema sul quale il sindacato, assicura Francesco Bini della Cisl Confederale , farà di tutto per tenere molto alta l’attenzione. —

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