Pedopornografia, reggiano di 17 anni partecipava alle chat dell’orrore
Venti minorenni indagati in Italia: si scambiavano video con vittime giovanissime e filmati di suicidi e omicidi
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA
Una complessa indagine della polizia postale e delle comunicazioni ha portato alla denuncia in stato di libertà di 20 minorenni, in concorso tra loro, per i reati di detenzione, divulgazione, cessione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere aggravata.
Nei guai è finito anche un ragazzo residente in provincia di Reggio di 17 anni (il più grande fra le persone indagate). Gli inquirenti hanno perquisito l’abitazione del minorenne reggiano e sequestrato il suo telefonino ed altri dispositivi tecnologici che saranno sottoposti ad analisi.
L’operazione, denominata “Dangerous Images”, è stata condotta dai poliziotti del Compartimento Polizia postale per la Toscana coordinati dal procuratore capo per i minorenni di Firenze, Antonio Sangermano.
L’inchiesta è scattata quando una madre di Lucca, trovando sul telefono cellulare del figlio 15enne numerosi filmati hard con protagoniste giovanissime vittime, si è rivolta alla polizia postale chiedendo aiuto.
Dall’analisi del telefonino è emerso un numero enorme di filmati e immagini pedopornografiche, anche sotto forma di sticker (particolare tipo di immagine), scambiati e ceduti dal giovane. Il minorenne di Lucca si è rivelato essere l’organizzatore e il promotore dell’attività criminale insieme ad altri minori, attraverso Whatsapp, Telegram e altre applicazioni di messaggistica istantanea e social network.
Sul telefono del 15enne erano inoltre presenti numerosi file “gore” (dall’inglese “incornare”), la nuova frontiera della divulgazione illegale, video e immagini provenienti dal “dark web” raffiguranti suicidi, mutilazioni, squartamenti e decapitazioni di persone, in qualche caso di animali.
Dopo oltre cinque mesi di indagini i poliziotti hanno identificato i soggetti che a vario titolo detenevano o scambiavano immagini e video pedopornografici.
Le numerose perquisizioni eseguite dalla polizia postale e delle comunicazioni, coordinate dal Cncpo (Centro nazionale contrasto alla pedopornografia online), sono state eseguite nei confronti di minori anche nelle città di Lucca, Pisa, Cesena, Ferrara, Ancona, Napoli, Milano, Pavia, Varese, Lecce, Roma, Potenza e Vicenza.
Il più “anziano” del gruppo è il reggiano, che ha compiuto da poco 17 anni. A far parte di quella che gli inquirenti hanno chiamato le “chat dell’orrore” vi erano anche 7 adolescenti, tutti 13enni.
Sono stati sequestrati decine di telefonini e computer, dalla cui perquisizione informatica sono emersi elementi di riscontro inconfutabili.
Sono in corso, da parte degli esperti della polizia postale, approfondite analisi di tutti i supporti sequestrati al fine di acquisire le prove informatiche e verificare il coinvolgimento di altri soggetti, nonché l’ambito di diffusione del fenomeno. L’inchiesta potrebbe dunque riservare altri sviluppi.
Il contrasto alla pedopornografia è una missione sulla quale la polizia postale è molto impegnata. A livello governativo è invece stato istituito l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile. Si tratta di un organismo strategico di studio e monitoraggio del fenomeno che redige una relazione tecnico-scientifica annuale a consuntivo delle attività svolte . —
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