«Senza educazione sessuale ragazzi in balìa della rete Ma in Italia nessuno la vuole»
Il sessuologo Enrico Landini: «Se non ci confrontiamo con i giovani il loro processo d’apprendimento avviene solo con la pornografia»
L’intervista
«Sarebbe importante offrire ai ragazzi occasione per parlare, discutere e confrontarsi sul tema della sessualità e dell’affettività. Anche per non lasciare che questo momento di crescita avvenga attraverso la pornografia o peggio ancora contenuti pedopornografici». Per Enrico Landini, sessuologo reggiano e docente all’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze, l’inchiesta condotta dalla polizia postale dovrebbe spingerci a riflessioni che vanno oltre la pura necessaria azione di carattere repressivo e giudiziario. «Sicuramente quello che emerge è la classica punta dell’iceberg ed è auspicabile che la magistratura e le forze dell’ordine facciano tutto il possibile per contenere questo fenomeno». Ma sarebbe illusorio pensare che possa bastare.
Lei sottolinea l’importanza dell’educazione sessuale, come siamo messi in Italia su questo tema?
«Sono 45 anni che vengono proposte leggi sull’educazione sessuale nelle scuole ma non ne è mai stata approvata una. In Europa siamo in questa condizione solo noi e Cipro».
Qualche programma nelle scuole, magari a cura della Regione o altri enti, si è visto.
«Ci sono state soluzioni temporanee per il timore dell’Aids, che poi è in parte scemato. Ma non c’è una legge sull’educazione all’affettività e mancano le risorse».
In compenso i ragazzi svolgono il proprio processo di apprendimento attraverso contenuti pornografici reperibili ovunque e in qualsiasi momento online.
«L’educazione sessuale demandata alla rete non è un bene. Chi non è ancora del tutto formato non ha strumenti per valutare quello che vede. C’è il rischio di una visione distorta dell’affettività che è fatta di erotismo, sicuramente, ma anche di tanti altri aspetti».
In Nuova Zelanda il governo ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per difendere i bambini dai contenuti presenti su internet. Si parla di pornografia e bullismo e si vuole aiutare le famiglie ad affrontarli.
«Bisognerebbe promuovere una riflessione complessiva su cos’è la sessualità, sulla relazione con gli altri e il rapporto con il proprio corpo. Viviamo una realtà di frammentazioni molto forti, dove l’aspetto amoroso ed affettivo viene trascurato. Roland Barthes ha scritto “Frammenti di un discorso amoroso”. Questo discorso andrebbe ricomposto. Bisogna insegnare a tenere uniti i diversi aspetti».
Dove andrebbe portato avanti questo confronto?
«La famiglia è il luogo dove si manifestano le prime relazioni, affetti e scoperte. Poi solo la scuola può sviluppare questo discorso in modo adeguato. Credo sia fondamentale farsi carico del debutto dei ragazzi nel mondo della sessualità. Vista la pervasività della pornografia, servirebbe affiancare dei momenti formativi, per dare qualche strumento ai ragazzi».
Il rischio è che i ragazzi si confrontino solo con modelli distorti. Ma c’è anche il rischio enorme del bullismo online e della diffusione incontrollata di immagini e video con conseguenze talvolta tragiche per gli adolescenti.
«Il problema è che non sappiamo quello che accade nelle chat, nei siti e tra i ragazzi. L’esibizione del proprio corpo fa parte dei cambiamenti legati all’età. Il problema è che questa dinamica si innesta poi sui rischi di cui parla lei. Perciò bisognerebbe parlare ai ragazzi del rapporto con il proprio corpo, del rispetto del corpo e della sua scoperta nella relazione». —
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