Due etti di marijuana nel negozio, lui ribatte: «Ma è solo canapa»
I carabinieri hanno incriminato un negoziante di 22 anni La difesa davanti al giudice: «Non è droga, si può vendere»
Ambra Prati / REGGIO EMILIA
Secondo i carabinieri, che lo hanno arrestato in flagranza di reato sulla base di una “soffiata”, è uno spacciatore. L’interessato, ieri in tribunale, si è difeso sostenendo che si tratta di un grosso equivoco: «Ma quale droga, è canapa e io sono autorizzato a venderla in negozio». Questa la vicenda che ha visto scattare l’arresto di un commerciante reggiano incensurato, Antonio Giungo, di 22 anni, conosciuto gestore del negozio “La birretta” di via Emilia Santo Stefano 18/c, accusato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio perché nel punto vendita sono stati rinvenuti due etti di marijuana. L’operazione dei carabinieri della sezione Radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia è nata dalle dichiarazioni, rese nel corso di un’altra indagine, da un soggetto, che ha identificato il suo fornitore in Giungo.
Da qualche giorno dunque i militari tenevano d’occhio il commerciante, sospettato di essere implicato in un’attività di spaccio di droga. Dopo averne seguito i movimenti, attorno a mezzogiorno di sabato scorso gli uomini dell’Arma hanno intercettato il 22enne della sua abitazione in centro, poco distante dal negozio. I primi riscontri si sono avuti quando i militari, entrati in casa sua, hanno rinvenuto pochi grammi di hascisc e di marijuana, oltre a 900 euro in contanti sequestrati in quanto ritenuti provento dell’attività illecita.
La perquisizione è proseguita nell’attività del giovane, dove sono spuntati fuori altri 99 grammi di marijuana in un barattolo di vetro a chiusura ermetica e 107 grammi in una busta per alimenti sottovuoto. In totale 208,47 grammi di marijuana, secondo i carabinieri nascosti tra gli scaffali del negozio.
Considerata la flagranza, ai militari non è rimasto altro che accompagnare il giovane in caserma dove, ultimate le formalità di rito, Giungo è stato dichiarato in arresto e posto ai domiciliari, in attesa dell’udienza in tribunale con rito direttissimo. Rito che si è svolto ieri mattina e che si è concluso con la remissione in libertà del 22enne, che ha accettato di sottoporsi all’interrogatorio spiegando che il negozio è una rivendita autorizzata di prodotti a base di canapa come olio e creme per il corpo: secondo l’imputato quella sequestrata non è marijuana ma, appunto, canapa.
L’accusa, per l’interessato incomprensibile, a suo avviso sarebbe stata originata da un grosso abbaglio. Il commerciante ha anche dichiarato di non avere idea di chi sia stato a spifferare il suo nome facendolo finire nel mirino dell’Arma.
Durante l’udienza il pm onorario (la titolare del fascicolo è il sostituto procuratore Isabella Chiesi) ha chiesto la conferma degli arresti domiciliari e la convalida del sequestro della somma di denaro, mentre l’avvocato difensore Eleonora Neri del foro di Modena ha depositato la documentazione che comprova l’autorizzazione a vendere canapa e si è opposta a qualsiasi forma di misura cautelare, sostenendo l’insussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Il giudice monocratico, al termine della camera di consiglio, ha convalidato l’arresto ma non il sequestro del denaro e ha rimesso in libertà il 22enne, in attesa del processo che inizierà il 14 ottobre prossimo.
Una vicenda che non termina qui, in attesa di conoscere gli sviluppi investigativi così come le ulteriori informazioni che saranno prodotte dalla difesa del negoziante, che si è professato innocente. —
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