«L’avvocato del dopo Covid dovrà essere più tecnologico»
Tinelli (Ordine) analizza le nuove sfide professionali accelerate dalla pandemia «Si chiude un’epoca, al web va associata una maggiore capacità di mediazione»
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
«Penso che il Coronavirus abbia sancito la fine della professione legale dell’era post bellica».
L’affermazione, netta, arriva da Celestina Tinelli – presidente dell’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia – sulla scia dell’analisi fatta dalla Gazzetta sulla situazione delicata che stanno attraversando da alcuni anni gli studi legali, il tutto ora appesantito dalla contrazione degli introiti legata alla pandemia. Ma per il numero uno dei legali reggiani il Covid si sta trasformando in un acceleratore per l’attività forense: «I primi mesi del 2020 sono stati dirompenti – entra nel merito l’avvocatessa Tinelli – con l’ingresso obbligato della digitalizzazione e ammodernamento tecnologico, per poter continuare ciò che nel mondo giustizia non si può bloccare (procedimenti urgenti cautelari sia civili che penali e de libertate), ma anche nella presa d’atto che è necessario saper percorrere e utilizzare altre vie che non siano solo quelle giudiziarie per gestire la conflittualità quotidiana». Ovviamente anche gli avvocati devono preoccuparsi di mantenere comportamenti che impediscano il contagio e dunque modalità anche di relazione interpersonale e lavoro diverse da quelle a cui eravamo abituati. E quando ne usciremo come sarà l’avvocato del dopo Covid-19? «Sarà un professionista rinnovato, più tecnologico – prevede il presidente – che lavora a stretto contatto con il web, con il digitale. Sarà un professionista meno individualista perché connesso in rete, e consapevole del valore della interdipendenza e della comunicazione». L’ultima scelta dell’Ordine, con l’introduzione dello sportello-mediazione, sembra essere una strada proiettata nel futuro, ma occorre un cambio culturale... «Infatti, l’avvocato dovrà saper superare la visione del tutto giudiziale – prevede – perché esperto nella gestione dei procedimenti alternativi che si svolgono al di fuori delle aule giudiziarie, dunque più negoziatore, mediatore, gestore delle crisi da sovraindebitamento, arbitro negli organismi costituiti dagli ordini forensi, ma anche privati. L’avvocatura del dopo Covid sarà ancora più capace di risolvere i problemi che, attraverso i cittadini, sono della società, in tempi rapidi e con meno traumi, rispetto a quelli provocati da una sentenza che comunque è la risposta a un duello di parti e dunque imposta e subita. Abbiamo davanti – conclude Celestina Tinelli – la ricostruzione del nostro Paese, della professione moderna, del futuro. E che l’entusiasmo sia con noi, prima e più di ogni altra emozione». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
